E' uscito sull'ultimo numero della rivista BIOLCALENDA un mio contributo sulla lettura delle etichette. Lo potete leggere qui.
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
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giovedì 6 maggio 2021
venerdì 5 febbraio 2021
SCIROPPO DI GLUCOSIO IN PIZZERIA
E' uscito sull'ultimo numero della rivista BIOLCALENDA un mio articolo su cosa può accadere se in pizzeria non si trascurano le etichette. Lo potete leggere qui.
lunedì 9 febbraio 2015
ETICHETTE NUTRIZIONALI: TUTTO BENE?
Le etichette nutrizionali sul cibo sono generalmente un
ottimo strumento a disposizione del consumatore. Leggendole con attenzione
(almeno a casa, con calma) ci si può fare un’idea del contenuto nutrizionale (quante
calorie, quanti carboidrati e proteine, quanti grassi e di che tipo, le
vitamine e i minerali, ecc.) degli acquisti. Tutto bene dunque? Non proprio,
soprattutto se questi strumenti offerti dall’industria alimentare non vengono
utilizzati con buon senso. I ricercatori dell'Università di Hertfordshire
(Regno Unito) e dell'Università di Alberta (Canada) hanno pubblicato i
risultati di uno studio sull'impatto dell’etichettatura nutrizionale nell'assunzione
di calorie (Appetite 2013,65:153–158).
Questo studio ha rivelato che le informazioni nutrizionali che enfatizzano il
minor contenuto di grassi e di calorie fanno aumentare l'assunzione di cibo di
28 grammi e l'apporto energetico di 39 kcalorie. Un eccesso che può effettivamente
sembrare assai modesto. Ma il ripetersi di questo surplus può, a lungo termine,
avere importanti implicazioni sul peso corporeo. L'etichettatura nutrizionale
può dunque produrre false percezioni nella mente del consumatore, con
conseguenze impreviste e indesiderate sulla assunzione di cibo.giovedì 25 settembre 2014
CON IL VERDE TI SUGGESTIONO
Quando andiamo a fare la spesa, pensiamo generalmente di
essere nel pieno possesso delle nostre facoltà e che nessuno possa decidere per
noi. Effettivamente la questione è notevolmente più complessa e quando ci
troviamo immersi nella realtà dei supermercati (una realtà molto più virtuale
di quello che sembra) occorre attivare tutta la nostra attenzione e il nostro
senso critico.
Prendete, ad esempio, le etichette. Se vi sembra che siano
semplicemente dei pezzi di carta o plastica appiccicati sulle confezioni e dalle
quali ricavare informazioni più o meno utili, vi sbagliate di grosso. Per la
legge si tratta di uno strumento di informazione e di tutela del consumatore.
Per chi produce, invece, le etichette sono un tassello importante nella
strategia di vendita. Il colore prevalente in una etichetta, ad esempio, è
attentamente studiato e scelto in funzione degli effetti che produrrà sul
consumatore. I quali possono attribuire
ad un alimento alcune caratteristiche (più o meno reali) a seconda del colore
dell’etichetta. Tant’è vero che i cibi etichettati in verde sembrano più salutari. Lo testimonia uno studio
condotto dai ricercatori della Cornell
University (USA) e pubblicato su HealthCommunication online, 27 febbraio 2013. I cibi confezionati e etichettati
utilizzando materiali di colore verde indurrebbero i consumatori, soprattutto
quelli più attenti alla sana alimentazione, a credere di essere meno calorici,
rispetto a quelli con le etichette bianche o arancioni.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
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