mercoledì 19 febbraio 2020

LA TV INGRASSA I BAMBINI


Cosa mangiano i bambini a merenda? Dai due anni in poi lo decide la televisione. Affermazione apparentemente paradossale, ma non tanto. Lo afferma a chiare lettere uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Pediatrics (Novembre 2016). Studiando il comportamento di 60 bambini dai 2 ai 5 anni, i ricercatori hanno cercato di capire come la pubblicità possa condizionare le scelte dei giovanissimi telespettatori. Al’inizio dell’esperimento, tutti i bambini hanno consumato una merenda sana e quindi, a stomaco pieno, sono stati divisi in due gruppi e messi davanti al televisore. Un gruppo visionava un programma con pubblicità di patatine e altri snack, mentre l’altro gruppo poteva guardare un programma senza pubblicità. Durante la visione, tutti i bambini avevano di fronte a loro patatine di mais e un altro snack. I ricercatori riferiscono che i bambini che avevano visto le pubblicità delle patatine hanno consumato in media 127 calorie, rispetto alle 97 dei bimbi che non avevano visualizzato messaggi pubblicitari. “Questo studio mostra come l’esposizione a pubblicità di alimenti porti i bambini piccoli a mangiare immediatamente, anche dopo aver ricevuto uno snack per riempirsi”, ha affermato l’autrice principale dello studio, Jennifer Emond della Geisel School of Medicine del Dartmouth College di Hanover, New Hampshire. Tenendo conto che i bambini vedono la televisione mediamente per tre ore al giorno, è praticamente inevitabile che siano esposti alla pubblicità sul cibo. Per questo potrebbero adottare, anche senza rendersene conto, abitudini nutrizionali non adeguate e aumentare il rischio di diventare obesi. La televisione ingrassa. 

martedì 4 febbraio 2020

DIETA E CALCOLI


Sull'ultimo numero della rivista Biolcalenda c'è un mio contributo sulla relazione tra dieta e calcoli delle vite urinarie.
Lo potete leggere qui.

lunedì 27 gennaio 2020

ANTIBIOTICORESISTENZA E DIETE


Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le nuove linee guida per l’impiego degli antibiotici negli animali da allevamento. Embè, dirà qualcuno, che c’entriamo noi, sarà un problema degli allevatori e dei veterinari. E invece è una questione che ci tocca di vicino. Come consumatori, come (possibili) ammalati, come esseri umani.  
Si calcola che l'80% degli antibiotici venga somministrato agli animali allevati. Soprattutto per accelerarne la crescita.
Il problema è che l’uso eccessivo e improprio degli antibiotici negli animali (e negli esseri umani) contribuisce fortemente ad aggravare la minaccia dell’antibioticoresistenza.
Lo testimonia un ampio studio pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health (Volume 1, No. 8, e316–e327, November 2017), studio che ha costituito la base per il documento dell’OMS.
L’invito pressante dell’OMS è di non utilizzare gli antibiotici per promuovere la crescita e per prevenire le malattie negli animali sani, in modo che questi importantissimi farmaci mantengano una loro efficacia per la medicina e la terapia in ambito umano. Alcuni tipi di batteri che causano infezioni gravi negli esseri umani hanno già sviluppato una resistenza alla maggior parte o a tutti i trattamenti disponibili, mentre la ricerca di nuovi farmaci in questo campo non è, al momento, promettente. L’antibioticoresistenza produce già oggi ricoveri più lunghi, aumento dei costi sanitari e maggiore mortalità.
Il documento dell’OMS è prodigo di indicazioni e suggerimenti sensati rivolti agli individui, ai responsabili politici, ai medici e ai veterinari, ai decisori politici, all’industria farmaceutica, agli allevatori e agli agricoltori. Tuttavia, il mio modesto parere è che ci troveremo fra qualche anno a confrontarci con le conseguenze sempre più gravi di un problema non risolto. Afferma l'Oms: "Il volume degli antibiotici utilizzati negli animali continua ad aumentare in tutto il mondo, guidato da una crescente domanda di alimenti di origine animale, spesso prodotti con grandi allevamenti". Ecco, il punto mi sembra proprio questo: gli allevamenti. È proprio questa modalità di produrre cibo che genera giganteschi problemi, dall’antibioticoresistenza ai danni ambientali fino agli squilibri della dieta consentiti anche dalla enorme disponibilità di alimenti di origine animale a basso costo (per il consumatore finale, ma non per l'ambiente e per l’umanità). 
Se fossi un esperto dell’OMS mi batterei per promuovere con forza le diete basate sui vegetali (vegetariane e vegane), probabilmente la soluzione più appropriata per parecchie emergenze, compresa l’antibioticoresistenza.