domenica 24 marzo 2019

PRIMAVERA


Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.

(Il passero solitario, G. Leopardi)

mercoledì 20 marzo 2019

MAL DI TESTA: PREVENIRE E CURARE CON L'ALI,MENTAZIONE E LE TERAPIE NATURALI


E' in libreria e online il mio ultimo libro MAL DI TESTA: PREVENIRE E CURARE CON L'ALIMENTAZIONE E LE TERAPIE NATURALI.
Il libro aiuta per prima cosa a identificare la tipologia di mal di testa di cui si soffre, primo passo per poterlo curare al meglio. Vengono poi presentate le soluzioni naturali, dalla fitoterapia all'idroterapia fino allo yoga, efficaci contro questo disturbo.
L'alimentazione svolge un ruolo centrale sia nella prevenzione che nella cura. Il volume analizza a fondo questo aspetto, con consigli utili sulla dieta da seguire e ricette specifiche.
il volume è disponibile anche in digitale.

mercoledì 13 marzo 2019

FRUTTA E VERDURE A COLOGNA VENETA


Venerdì 15 marzo 2019
Teatro Comunale di Cologna Veneta (VR)
ore 15,30

NELL'ORTO E NEL FRUTTETO 
UNA MINIERA DI SALUTE

conversazione 
con il Dott. Paolo Pigozzi




mercoledì 6 marzo 2019

BERE


Ricevo il seguente quesito e volentieri rispondo:

DOMANDA
Mi hanno sempre insegnato che per stare bene bisogna bere molto (anche 2 litri di acqua al giorno). Ci ho provato per un po’, ma mi sono accorto che non stavo affatto meglio di prima, a parte la ginnastica che ho dovuto fare per raggiungere il bagno almeno una decina di volte al giorno contro le 3-4 volte normali. Vorrei sapere se la verità anche questa volta sta nel mezzo oppure no. Mi pare ragionevole pensare che l’ideale è bere quando si ha sete…
RISPOSTA
Bere quando si ha sete (come anche mangiare quando si ha fame, dormire quando si ha sonno, ecc.) può sembrare una affermazione banale e scontata. Eppure si tratta della corretta risposta ad una fondata richiesta dell'organismo. Diciamo innanzitutto che le necessità di acqua dell'organismo sono evidenziate dalla sete e quindi dallo stimolo a bere. Sono tuttavia opportune alcune precisazioni. Nelle persone anziane lo stimolo fisiologico della sete si attenua parecchio. Per questo motivo, in questi soggetti la sete non può più essere presa come un indicatore affidabile della necessità di acqua. Gli anziani dovrebbero consumare preferibilmente alimenti ricchi d'acqua (frutta e verdure, minestre, yogurt, ecc.) e bere regolarmente liquidi (meglio l'acqua, ma vanno bene anche tisane, caffè di cereali, spremute di agrumi, ecc.), se necessario “forzando” leggermente il senso di sete. Inoltre, chi deve eliminare piccoli calcoli o sabbia depositati nelle vie urinarie è bene che beva decisamente oltre quanto suggerito dal senso della sete. Anche i bambini piccoli, da questo punto di vista, sono dei soggetti con un equilibrio delicato: ad esempio, per la loro vivacità spesso sudano molto e, non avendo grandi riserve di liquidi (e, talvolta, non avendo ancora imparato a rispondere in modo appropriato alle richieste dell'organismo), hanno bisogno, anche in questo, della discreta assistenza degli adulti. Un'altra condizione speciale, nella quale la sensazione di sete può manifestarsi tardivamente rispetto alle esigenze dell'organismo, è costituita dal lavoro pesante o dalle attività sportive effettuati in ambienti sfavorevoli (con temperature assai elevate, con clima ventoso, con esposizione prolungata alla luce del sole, ecc.). Si pensi che, in casi estremi, il sudore e l'aumento del ritmo della respirazione possono comportare una perdita di acqua che arriva anche a 1-2 litri all'ora. Poiché il nostro intestino riesce ad assimilare al massimo 250 g di acqua (un quarto di litro) ogni 20 minuti (cioè circa tre quarti di litro all'ora), è evidente che per rispondere adeguatamente a richieste così importanti occorre bere con una certa frequenza, anticipando quanto richiesto dal senso della sete. 
Per quanto riguarda la quantità d'acqua necessaria ogni giorno per un adulto, occorre dire che non esiste attualmente uno studio scientifico che abbia accertato quanti litri d'acqua sia opportuno bere giornalmente. Il buon senso e la pratica suggeriscono che l'organismo può aver bisogno di circa 2-3 litri di liquidi al giorno. Di questi, una parte consistente è preferibile sia introdotta mediante il consumo di alimenti che contengono anche acqua (latte, yogurt, minestre, tisane, tè, frutta, verdure, risotti, ecc.). La parte rimanente (variabile in funzione delle abitudini alimentari, dell'ambiente di vita e lavoro, delle condizioni atmosferiche, ecc.) potrà essere soddisfatta bevendo acqua o tisane.   

mercoledì 27 febbraio 2019

IL CARCIOFO: FEGATO E RENI


Premesso che le proprietà terapeutiche del carciofo risiedono principalmente nelle foglie della pianta (e solo in parte nei capolini fiorali che costituiscono la parte commestibile del vegetale), il consumo di questo gustoso ortaggio è comunque vantaggioso per la nostra salute. 
Il carciofo è infatti in grado di stimolare la produzione di bile e di migliorare l’attività del fegato. Il consumo di carciofi (stufati o lessati a vapore, ma le parti più tenere si mangiano anche crude) è utile per tutti coloro che soffrono di digestione difficile, di aumento del colesterolo nel sangue, di arteriosclerosi. 
Il carciofo inoltre attiva la funzione depurativa renale. Per via urinaria sono eliminati, tra l’altro, i residui azotati del metabolismo e il carciofo è quindi utile nella gotta, nelle artrosi e in molte malattie della pelle.
Poche le limitazioni al consumo del carciofo. La notevole ricchezza di fibre (quasi il 6%) potrebbe accentuare qualche indesiderata fermentazione intestinale. Infine, le mamme che allattano è bene che non consumino carciofi in abbondanza perché la produzione del latte potrebbe essere ostacolata. 

lunedì 18 febbraio 2019

LA LENTICCHIA


La lenticchia è sicuramente una delle piante commestibili più antiche del mondo e ancora oggi è uno dei pilastri della dieta quotidiana per molti popoli, soprattutto orientali. La lenticchia ha un elevato potere nutritivo (contiene quasi 300 kcal per 100 g), ma nello stesso tempo è il legume che contiene la minor quantità di grassi (circa l’1%). Il contenuto proteico delle lenticchie (quasi il 23%) supera quello di tutti gli altri legumi tradizionalmente consumati (ad eccezione della soia) e potrebbe spiegare da solo il grande favore che l’umanità ha sempre accordato a questo legume. 
Una porzione di lenticchie (preferibilmente ad integrazione di un piatto di cereali) è consigliata a tutti coloro che svolgono una attività fisica intensa (ragazzi, sportivi, lavoratori manuali). La lenticchia è utilissima per le madri che allattano e per i diabetici (riduce la glicemia dopo il pasto). Numerose ricerche testimoniano che il consumo regolare di legumi (le lenticchie sono tra i legumi più digeribili) può contribuire a prevenire e a curare parecchie patologie degenerative come il diabete, l'aumento del colesterolo nel sangue, l'ipertensione arteriosa e perfino diversi tipi di cancro. La lenticchia ha tuttavia anche qualche limite. Per la sua ricchezza di purine, questo legume è infatti sconsigliato agli uricemici, ai gottosi e in tutti i casi di insufficienza renale. 
Le lenticchie di migliore qualità sono quelle piccole, coltivate in montagna. Si trovano in commercio anche le lenticchie decorticate. Di colore rosso/arancio (la buccia marrone è stata infatti eliminata), sono molto digeribili e si prestano ottimamente (ben cotte e in modesta quantità) per l'integrazione delle pappe durante lo svezzamento (a partire da 11-12 mesi) e per tutti coloro che soffrono di colite e di fermentazioni intestinali. Ricordo infine che per una eccellente digeribilità le lenticchie, prima della cottura, vanno messe in ammollo in acqua fresca per almeno 4-5 ore. 

venerdì 8 febbraio 2019

VITAMINA D


La vitamina D è una vitamina che nel nostro organismo si presenta sotto due forme principali: l'ergocalciferolo e il colecalciferolo. Il primo (l’ergocalciferolo o vitamina D2) viene formato quando i raggi solari ultravioletti colpiscono nella pelle una sostanza di origine vegetale, l'ergosterolo (abbondante, ad esempio, nel lievito di birra). Il colecalciferolo (vitamina D3) si produce invece quando la luce solare, arrivando sulla cute, colpisce il 7-deidrocolesterolo, una sostanza derivata dal colesterolo e presente negli alimenti di origine animale (pesce, latticini e uova). Le due forme della vitamina sono ambedue perfettamente funzionanti e la loro attività biologica è sostanzialmente identica.
Nei mesi estivi, grazie alla grande quantità di luce solare, la vitamina D viene prodotta in sovrabbondanza nella pelle e accumulata nell’organismo. Si crea in questo modo una riserva vitaminica, assai utile durante il periodo invernale caratterizzato da una scarsa insolazione.  

Non solo per le ossa
È noto da tempo che la vitamina D è indispensabile per l'assorbimento intestinale del calcio presente negli alimenti e per la prevenzione del rachitismo (indebolimento delle scheletro) e dell’osteoporosi (fragilità delle ossa, un problema che oggi interessa in particolare gli anziani). Studi recenti hanno tuttavia allargato le conoscenze sul ruolo della vitamina D, che sembra ben più ampio di quello che tradizionalmente le è stato assegnato. Una adeguata presenza di questa vitamina nell’organismo, infatti, è innanzitutto correlata con la prevenzione di alcuni tumori (del seno, dell’intestino, del rene, del pancreas). Inoltre, è ormai sufficientemente chiaro che la vitamina D riduce il rischio di sviluppare alcune gravi patologie come la sclerosi multipla. Come se non bastasse, considerato che questa vitamina è provvista anche di proprietà antibatteriche e antivirali, è stata inoltre avanzata l’ipotesi che i picchi invernali di sindrome influenzale potrebbero essere dovuti anche alla carenza di vitamina D.

Quanta ne serve e dove la troviamo?
I livelli di assunzione raccomandati di questa vitamina non sono perfettamente noti. Di fatto vengono ritenuti accettabili dei livelli nel sangue che oscillano tra i 10 e i 47 nanogrammi (miliardesimi di grammo) per millilitro. Gli alimenti che contengono la vitamina D già preformata sono i pesci grassi, i latticini e il tuorlo d’uovo. Chi, per vari motivi, non consuma questi alimenti rischia dunque possibili carenze? Possiamo dare una risposta rassicurante nel senso che, in condizioni normali e per tutte le fasce della popolazione (bambini, adulti, anziani, donne incinte), è dimostrato che l’esposizione alla luce solare è sufficiente a garantire adeguati livelli di vitamina D nell’organismo. Una carenza è dunque possibile quando non ci si espone a sufficienza alla luce del sole oppure in situazioni specifiche (chi è costretto a letto per malattie gravi oppure ha una insufficienza renale, ecc.), condizioni per le quali è opportuno prevedere una assunzione farmacologica di questa vitamina. È dunque evidente che passare ogni giorno un po' di tempo all'aria aperta, magari impegnati nella cura dell'orto, del frutteto e del giardino, è fondamentale per poter accumulare la preziosa vitamina. L'opportunità offerta dalle attività all'aria aperta sono doppiamente preziose, se si pensa che alcune ricerche testimoniano che nei giorni lavorativi la popolazione attiva trascorre mediamente il 59% del tempo in casa, il 35% in ufficio o sul luogo di lavoro e il 6% in automobile o nei mezzi pubblici. 
Dunque è assolutamente necessario approfittare (senza eccessi) della luce solare. Non solamente per il benessere dello scheletro, ma anche perché è sempre più chiaro che la nostra salute e la nostra stessa vita dipendono in larga misura da questo astro sfolgorante.