
Tutto sbagliato?
Ohibò! Abbiamo
dunque sbagliato tutto? E le linee guida delle autorità sanitarie
internazionali, che consigliano con forza e da tempo di ridurre il consumo di
grassi saturi, sono da buttare come teorie strampalate di scienziati antiquati?
Teorie, dice tra l’altro il giornalista, dimostratesi ininfluenti nel
migliorare lo stato di salute degli americani. In effetti, almeno negli Stati
Uniti, in questi decenni nei quali si è combattuta una battaglia durissima
contro i grassi saturi nella dieta, questi ultimi sono davvero diminuiti nel
piatto, ma i nuovi casi di obesità, diabete e malattie cardiovascolari non si sono
per niente ridotti. Anzi. Abbiamo dunque finora sprecato tempo e energie per
tenerci aggiornati e per migliorare la nostra dieta? Le nostre convinzioni sono
da buttare al macero? Dovremmo, come un tempo, riprendere a spalmare i panini dei
nostri figli con abbondanti dosi di burro oppure ad integrare i minestroni di
legumi con lardo e pancetta?
Ragioniamo! E
riflettiamo
Calma! Facciamo
un bel respiro e cominciamo a ragionare con la nostra testa. Ecco alcune
considerazioni sulle quali vi invito a riflettere.
Punto primo. La rivista
Time non è una rivista scientifica, ma una pubblicazione paragonabile, per
linguaggio e pubblico, ai nostri settimanali. Le riviste scientifiche (alle
quali spesso rimandiamo i lettori che seguono le nostre note) hanno un comitato
di valutazione che fa le pulci agli articoli prima che vengono pubblicati. In
queste riviste, inoltre, non manca mai l’avvertenza che quanto pubblicato non è
la verità assoluta, ma è quello che quel ricercatore ha constatato nel suo
lavoro. Che viene offerto alle considerazioni e alle esperienze dei colleghi
scienziati per una conferma o una smentita. Tutto questo, ovviamente, non
succede nei settimanali popolari.
Punto secondo. Se
ai titolisti dei quotidiani e delle riviste si può perdonare una qualche
semplificazione dei concetti, occorre ribadire che il compito dei titoli non è
quello di informare, ma di colpire l’attenzione e l’immaginazione. In modo da
sollecitare l’acquisto del giornale oppure di far rimanere più a lungo su un
certo sito internet. Per questo non possiamo modificare i nostri comportamenti semplicemente
leggendo i titoli (soprattutto quelli “gridati” e paradossali) dei quotidiani e
dei settimanali.
Tenete poi conto
(spiace dirlo, ma il mondo va così) che la stampa e i mezzi di comunicazione in
genere, sia pure con le debite eccezioni (come la rivista che state leggendo), sono
al servizio dei poteri economici. Per cui un titolo e un articolo come quello
del Time potrebbero servire, ad
esempio, per cominciare a creare una certa sensibilità (e quindi un nuovo
mercato) per altri prodotti alimentari, diversi e alternativi a quelli già in
commercio. Magari, questa volta, arricchiti con una quantità appropriata di
“salutari” grassi saturi per fare concorrenza agli alimenti “senza grassi”,
“light”, “leggeri”, ecc., ormai commercialmente troppo sfruttati, non più in
grado di risvegliare interesse e di suggerire nuovi sogni ai consumatori.
Considerate il
tutto
Punto terzo. È
probabilmente del tutto sbagliato giudicare la salubrità o l’adeguatezza di una
dieta prevalentemente in funzione della presenza di un singolo nutriente. Sia
esso una certa vitamina, uno specifico minerale oppure i grassi (magari saturi
o, come succede oggi, polinsaturi). Si rischia, in questo modo, di prendere
solenni cantonate. Come è successo ai nutrizionisti statunitensi che si sono
sgolati per decenni contro la presenza di grassi saturi nella dieta. Mentre
poco hanno detto e fatto per introdurre frutta e verdure fresche, legumi,
cereali integrali e noci nel piatto dei loro concittadini. Con il risultato
sopra ricordato: oggi gli americani consumano meno grassi di 30 anni fa, ma si
ammalano comunque di obesità e di diabete perché hanno aumentato il consumo di
calorie, di zucchero e di cereali raffinati. Muovendosi sempre troppo poco. Bel
risultato davvero, non vi pare?