Una donna incinta, come si sente dire, deve mangiare per due?
Se distribuissimo nell’arco di tutta la gravidanza la quantità di energia indispensabile alla donna per portarla a termine in modo soddisfacente, sarebbe necessario aumentare l’introito giornaliero di circa 280 kilocalorie (kcal). Questa quantità media andrebbe più correttamente ridotta a 150 kcal al giorno nel primo trimestre e aumentata a 350 kcal al giorno nel secondo e nel terzo. Una incremento della quota calorica giornaliera pari a 150-300 kcal è facilmente realizzabile operando modeste integrazioni della dieta, per esempio con 100 g di pane integrale (225 kcal) oppure con 40 g di mandorle (240 kcal) o, ancora, con 250 g di yogurt (160 kcal).
Va però detto che, nella nostra realtà, spesso l’alimentazione giornaliera è già di per sé abbondante e, anche per questo, costituisce una causa di malattie gravi come il diabete, l’ipercolesterolemia, l’arteriosclerosi, l’infarto cardiaco, l’emorragia cerebrale. Ovviamente, non è il caso di sottoporsi a una dieta dimagrante proprio durante la gravidanza. È tuttavia importante capire che porre il problema dell’alimentazione in gravidanza solamente in termini di quantità è certamente fuorviante.
Si dovrà piuttosto pensare ad aumentare la qualità di ogni pasto, anche attraverso la ricerca di alimenti biologici, integrali e ricchi di elementi vitali.
(Dal mio libro Il cibo in gravidanza, Giunti Editore, nuova edizione maggio 2012)
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
martedì 31 luglio 2012
sabato 21 luglio 2012
CROCCANTINI DI CONFORTO

Croccantini di mandorle e sesamo al miele
e malto (circa 10 porzioni)
100 gr di mandorle sgusciate
200 gr di semi di sesamo
100 gr di miele
100 gr di malto di riso
100 gr di miele
100 gr di malto di riso
un pizzichino di sale
2 fogli di carta da forno
Versate il miele e il malto in una casseruola dal fondo
spesso e fateli sciogliere a fiamma bassissima mescolando con un cucchiaio di
legno. Aggiuntete il sale e, al primo bollore, versate nello sciroppo i semi di
sesamo. Mescolando, fate cuocere per 5 minuti. Aggiungete le mandorle
tagliate grossolanamente e proseguite la cottura, sempre mescolando di tanto
in tanto, per poco meno di mezz’ora. Stendete la carta da forno su un piano di
marmo e versatevi sopra il composto. Ricoprite con l’altro foglio e con un
matterello riducete il croccante ad uno spessore uniforme di circa 3-4 mm.
Attendete che il tutto intiepidisca e, con un coltello, tagliatelo in
piccoli rettangoli. Quando sarà raffreddato completamente, il croccante si
conserva in un contenitore chiuso di vetro o di latta.
(Dalla mia rubrica Vegetariando nella rivista Vita e Salute)
mercoledì 18 luglio 2012
MEGLIO UNA BUONA DIETA

Una opportuna
modificazione dello stile di vita può prevenire più decessi da tumore
colonrettale rispetto ai risultati attesi semplicemente attivando le consuete
strategie di screening (ricerca del sangue occulto nelle feci). Lo dimostra uno
studio pubblicato sulla rivista online European Journal of Cancer Prevention
del 4 aprile 2009. Se si riesce a far sì che le persone si orientino verso una
alimentazione basata su vegetali (frutta e verdure), legumi, cereali integrali
e semi oleosi, riducendo (o eliminando) nel contempo il consumo di alimenti di
origine animale (soprattutto latticini e carni rosse) e se l’attività fisica
viene praticata giornalmente si assiste ad una riduzione del 26% nel numero di
casi di tumore colonrettale, con una equivalente riduzione dei decessi. Si
tratta, in realtà, di un decremento molto superiore a quello che si ottiene con
i programmi di screening: si stima infatti che l'attuazione del test del sangue
occulto nelle feci due volte all'anno porti ad una riduzione della mortalità da
tumore del colon-retto del 13-15%. Una decisa differenza, da prendere in seria
considerazione! Non solo perché dietro alle percentuali ci sono in realtà
persone, sofferenze e lutti. Ma anche perché una opportuna modificazione dello
stile di vita produce vantaggi non solo nei confronti del tumore del
colon-retto, ma riduce il rischio anche per numerose altre importanti patologie
come, ad esempio, i tumori del seno, le malattie cardiovascolari e il diabete.
(Dalla mia rubrica Vegetariando nella rivista Vita e Salute)
giovedì 12 luglio 2012
ANDARE ALLA RADICE

(Tratto dal mio libro Cure naturali del fegato, Giunti Editore)
martedì 10 luglio 2012
DORMIAMOCI SOPRA
Che il diabete sia una malattia complessa è cosa nota. La
riduzione del rischio non passa sicuramente attraverso la semplicistica
sostituzione del cucchiaino di zucchero nel caffè con una pillolina di
dolcificante sintetico. Molto meglio modificare lo stile di vita. A questo
proposito, guardate un po’ cosa suggeriscono i risultati di una ricerca
effettuata presso il Leiden University Medical Center (in Olanda) e pubblicata
nella rivista online Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism
del 6 aprile 2010.
La resistenza delle cellule
all’azione dell’insulina è uno dei meccanismi principali che portano verso lo
sviluppo della malattia diabetica. Ebbene, i ricercatori olandesi hanno
scoperto che dormire poco riduce la sensibilità dei tessuti all’azione
dell’insulina. Nel corso dell'ultimo decennio dormiamo sempre meno e,
nello stesso tempo, c’è stato un deciso aumento dei casi di resistenza all'insulina
e di diabete di tipo 2. Tutto questo non è certamente un caso, osservano i
ricercatori olandesi. Non solo perché studi precedenti avevano già indicato che
la riduzione della durata delle ore di sonno per svariate notti consecutive
comportava alterazioni nei meccanismi di regolazione della glicemia, ma anche
perché questo studio dimostra che le variazioni indesiderate del metabolismo si
verificano già dopo una sola notte nella quale si dorme meno. È ovvio che il
prossimo passo dovrà essere quello di stabilire se un aumento delle ore di
sonno possa contribuire alla stabilizzazione della glicemia nei diabetici. Nel
frattempo, dormiamoci sopra.
(Dalla mia rubrica Vegetariando nella rivista Vita e Salute)
venerdì 6 luglio 2012
FATELI CRESCERE
Leggo su una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Journal
of Pediatrics del 27 Aprile 2011 che i
bambini che a 2 anni vengono ancora alimentati con il biberon hanno (a 5-6 anni
di età) un rischio di essere obesi maggiore dei loro coetanei che, a tempo
debito, sono stati stimolati e aiutati ad impugnare il cucchiaio. È risultato
che l’uso prolungato del biberon aumenta del 33% il rischio di obesità. Da
parte dei ricercatori è partito un appello ai pediatri perché tengano conto
anche di questo fattore nell’educazione nutrizionale dei bambini. Anche perché,
nel nostro tempo, l'obesità sta raggiungendo percentuali drammatiche ed impone
interventi preventivi sin dai primi anni di vita. I pediatri, certo, dovrebbero
fare la loro parte. Ma che dire a quei genitori che offrono il biberon ai loro
piccoli (anche quando magari mangiano da tempo la pastasciutta) per proporre un
succo di frutta, dello yogurt o, ancora, un passato di verdure adeguatamente
frullato e diluito? Che questo comportamento contiene almeno due messaggi che
(coscientemente o meno) vengono dati ai bambini. Il primo: il cibo non va
masticato, ma ingollato il più velocemente possibile. Con tanti saluti ai
sapori e agli aromi (e quindi alla qualità) e ad una buona masticazione (e
quindi anche alla sazietà e alla sobrietà a tavola). Il secondo messaggio è
altrettanto chiaro e pesante: caro figlio mio, cerca di non crescere e di non
diventare autonomo perché a me (a noi) vai bene così. Pensiamoci per tempo, per
non doverci trovare davanti a persone adulte nel corpo e bambini nel
comportamento.
(Dalla mia rubrica Vegetariando nella rivista Vita e Salute)
giovedì 5 luglio 2012
DIABETE
Segnalo l'interessante articolo apparso su Il manifesto del 4 luglio scorso. Si tratta della presentazione dell'esperienza di Mario Pianesi, fondatore della macrobiotica italiana, che con una dieta a base di cereali integrali, legumi e verdure è riuscito a guarire migliaia di persone diabetiche. Si tratta di esperienze ben documentate scientificamente sulle quali in Italia si riflette troppo poco. In tempi di crisi economica e di risorse limitate, riuscire a guarire le persone facendole semplicemente mangiare e camminare mi sembra una cosa degna di nota.
lunedì 2 luglio 2012
CIBO PER CHI VIAGGIA (IN BICI, MA NON SOLO)

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