"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
martedì 27 dicembre 2016
STITICHEZZA, CARNE E FORMAGGI
Stitichezza da consumo eccessivo di proteine animali
Negli ultimi decenni nei Paesi occidentali e naturalmente anche in Italia le abitudini alimentari tradizionali sono state stravolte e rovesciate. Il consumo di alimenti è aumentato quantitativamente (con indubbi riflessi positivi, come la scomparsa delle manifestazioni da carenze nutrizionali), ma si è anche sbilanciato a favore di abitudini estranee alla nostra cultura e tradizione, come ad esempio il notevole consumo di carne e di latticini. Diventati per molti la base del pasto, e non più usati come modesta integrazione di un pasto composto prevalentemente da cereali e ortaggi crudi e cotti, i cibi proteici di derivazione animale non contribuiscono per niente al formarsi di feci morbide e voluminose. Anzi, l’eccessiva presenza di carne e formaggi nella dieta è sicuramente all’origine di un forte rallentamento della progressione delle feci nell’intestino. Inoltre il materiale fecale così faticosamente formato ed espulso ha spesso l’aspetto cosiddetto “caprino”: piccole sfere molto scure, secche e dure. Infine, i cibi vegetali, al contrario di quelli animali, favoriscono lo sviluppo di un’adeguata flora batterica intestinale che concorre, per la sua parte, alla formazione e all’espulsione di feci voluminose e morbide.
(Dal mio libro "Riattiva il tuo intestino. Prevenire e combattere la stitichezza con i metodi naturali")
mercoledì 21 dicembre 2016
PANFRUTTO PER CICLISTI
E' uscito l'ultimo numero di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di
Verona, di cui sono socio. A pagina 17 trovate la mia ricetta del "Panfrutto FIAB", speciale per sostenere chi pedala in queste giornate impegnative.
giovedì 8 dicembre 2016
CIBO E RAFFREDDORE A VERONA PER SPAZIO 65+
Nell'ambito dell'iniziativa Spazio 65+ a cura della Cooperativa Sociale Aribandus di Verona, tre incontri riservati agli over 65 con il dott. Paolo Pigozzi.
Martedì 6 dicembre 2016 si è tenuto il primo (A tavola con il diabete e l'ipertensione).
I prossimi incontri con il Dott. Paolo Pigozzi:
MARTEDI 13 DICEMBRE 2016
ORE 16,30-18
"La dieta per il raffreddore e l'influenza"
MARTEDI 20 DICEMBRE 2016
ORE 16,30-18
"I cibi che fanno bene all'intestino e alla digestione (la stitichezza)"
Gli incontri si terranno presso la sede della Cooperativa Aribandus, Via Morelli 17 a Verona (zona Stadio)
Il programma completo qui.
Info: 045564362/3383364111; info@spazio65plus.it
domenica 20 novembre 2016
MIRTILLI, FLAVONOIDI E ICTUS
I
flavonoidi e i caroteni contenuti nel mirtillo favoriscono la
rigenerazione delle superfici interne ed esterne del corpo (mucose e cute) e
mantengono l'integrità delle pareti dei vasi sanguigni. Non a caso, gli
estratti di mirtillo sono impiegati in terapia da parecchi decenni,
specialmente nei confronti di alcuni disturbi degli occhi (retinite pigmentosa,
retinopatia diabetica, degenerazione maculare) e per il trattamento e la
prevenzione delle vene varicose, delle emorroidi, delle gastriti e delle ulcere
dello stomaco.
I
flavonoidi hanno inoltre proprietà antinfiammatorie, antiallergiche, antivirali
e anticancerogene e sono probabilmente in grado di modulare e di regolare
diversi altri aspetti del funzionamento dell'organismo. Stimolano tra l'altro
l'attività della vitamina P, un insieme di fattori che potenziano la vitamina
C, costituendo un complesso che protegge la struttura dei capillari, impedisce
le emorragie e concorre alla prevenzione delle varici. I flavonoidi, inoltre,
preservano tutto l'organismo dai danni provocati dai radicali liberi.
Alcuni ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno scoperto che i
mirtilli sono in grado di ridurre i danni alle cellule cerebrali provocati da
un ictus. Le esperienze (per il momento condotte in laboratorio su cellule
isolate) hanno dimostrato che la somministrazione di un estratto di mirtillo ha
dimezzato il rischio che le cellule cerebrali danneggiate morissero. Secondo
gli scienziati, questo risultato (che va comunque confermato con esperienze
sull’uomo) fa pensare che i mirtilli potrebbero proteggere il cervello dai
danni provocati dall’ictus.
domenica 6 novembre 2016
CAVOLINI DI BRUXELLES E TUMORI
La famiglia botanica delle Crocifere (alla quale
appartiene il cavolo di Bruxelles) è oggi tra le più studiate per le notevoli
proprietà antitumorali che dimostra di possedere. La scienza moderna conferma
dunque la speciale considerazione di cui i cavoli sono fatti oggetto nella
tradizione popolare. Il cavolo di Bruxelles contiene diverse sostanze dotate di
proprietà anticancro. È noto da tempo che nelle popolazioni che consumano
abbondantemente i cavoli l’incidenza del cancro (e soprattutto dei tumori alla
mammella, all’intestino e alla prostata) è minore. Le sostanze protettive
(ditioltioni, glucosinolati, indoli, isotiocianati, cumarine, fenoli...)
agiscono in pratica disintossicando l’organismo ed aiutandolo ad eliminare
rapidamente le sostanze tossiche prodotte dal metabolismo o introdotte
dall’ambiente. Il cavolo di Bruxelles è inoltre piuttosto ricco di vitamina C:
100 g ne contengono circa 80 mg, una quantità superiore al fabbisogno
giornaliero per un adulto (60 mg). È noto che la vitamina C garantisce buona
efficienza al sistema immunitario e aiuta a prevenire non solo le banali
patologie infettive (raffreddori, sinusiti, influenze...), ma anche le malattie
cardiovascolari, i tumori e perfino la cataratta. Il cavolo di Bruxelles
contiene anche una buona quantità di acido folico, indispensabile per la
produzione dei globuli rossi e per la sintesi di nuove proteine. La sua carenza
determina difficoltà nel normale accrescimento dei tessuti organici, con danni
soprattutto all’apparato digerente e all’apparato genitale. L’acido folico,
inoltre, è essenziale per lo sviluppo del sistema nervoso del feto. Tutte
queste preziose proprietà nutrizionali sono conservate integre quando i cavoli
sono mangiati crudi (come si può fare con verze e cappucci) oppure leggermente
scottati a vapore (è il caso dei cavoli di Bruxelles). È possibilmente da
evitare la cottura prolungata in piena acqua che favorisce la dispersione di
almeno il 50% delle sostanze protettive più importanti. Infine, ricordiamo che
i cavoli (a differenza della quasi totalità degli altri ortaggi) contengono
anche una discreta quantità di proteine: in una porzione di cavoli di Bruxelles
cotti possiamo anche trovare il 6-7% di proteine vegetali. A titolo di confronto,
è utile sapere che in un piatto di riso brillato lessato e condito con olio
d’oliva le proteine arrivano a malapena al 2%.
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domenica 30 ottobre 2016
I CALCOLI, L'ACQUA, LA DIETA
Negli ultimi anni sono state condotte ricerche cliniche
(effettuate cioè su soggetti umani e non su animali) i cui risultati hanno
letteralmente capovolto alcuni dei tradizionali consigli che da almeno 50 anni
i medici davano ai loro pazienti dopo una colica renale. Per molti decenni,
infatti, le prescrizioni d’obbligo per i pazienti portatori di calcoli renali
sono sempre state le stesse: bere molto ed evitare gli alimenti e le acque
ricche di calcio. Oggi, alla luce di questi studi, i suggerimenti tradizionali andrebbero almeno parzialmente
modificati e integrati. Anche perché la formazione dei calcoli nelle vie
urinarie si è rivelato un fenomeno più complesso del previsto e influenzato
notevolmente dall’insieme delle abitudini alimentari e dallo stile di vita
piuttosto che dal semplice eccesso dietetico di calcio.
Bere molto fa bene
Viene in ogni caso confermata la grande utilità preventiva
di un abbondante apporto di acqua e di liquidi. Bere a sufficienza è necessario
per diluire le urine, per migliorare l’eliminazione renale delle scorie e
quindi per ridurre il rischio di formazione dei calcoli. A questo proposito, è
opportuno rammentare che lavorare o fare attività sportiva all’aria aperta (specialmente se è richiesto
un certo impegno fisico) determina sempre un aumento delle perdite di acqua
dall’organismo. Perdite che avvengono sia con la sudorazione sia attraverso
l’aumento dell’attività polmonare. L’eliminazione di acqua dall’organismo può
arrivare (in condizioni estreme di temperatura e di sforzo) anche a diversi
litri al giorno. È ovvio che se l’acqua eliminata non viene in qualche modo
reintegrata le urine avranno volume ridotto e diventeranno molto concentrate:
due condizioni che favoriscono la formazione di calcoli nell’apparato urinario.
Chi tende a formare calcoli nelle vie urinarie non dimentichi dunque mai di bere
a sufficienza e/o di consumare qualche frutto fresco, specialmente durante gli
sforzi fisici.
L’apporto di calcio e le fibre hanno un effetto protettivo
Sorprendentemente, è risultato da questi studi che l’apporto
di calcio con la dieta non aumenta, ma riduce il rischio di formazione di
calcoli renali. Anche il potassio (abbondante nella frutta e nei vegetali
crudi) protegge dai calcoli. Mentre invece l'assunzione di calcio con
integratori alimentari e l’eccesso di proteine animali (carne, formaggi, pesce,
uova), di sodio (si trova abbondante negli alimenti conservati, trasformati e
precotti) e di zucchero (attenzione ai dolciumi, ai prodotti da forno e alle
bevande gasate) possono aumentare il rischio.
Inoltre, un chiaro effetto
protettivo è esercitato dagli alimenti ricchi di fibre (come la frutta e le
verdure, i cereali integrali e i legumi). Probabilmente il fitato, un
componente delle fibre presenti nei vegetali e nei cereali integrali, potrebbe
ridurre lo sviluppo di calcoli renali inibendo la formazione di cristalli di
ossalato di calcio.
Da ultimo, un fattore di rischio evidente è costituito
dall’obesità. Più il corpo si allontana dal peso forma, maggiore risulta
l'escrezione renale di calcio, di ossalato e di acido urico, aumentando così il
rischio di calcoli renali a base di calcio.
Alcune considerazioni pratiche
Che l’eccessiva presenza di calcio nella dieta faccia
aumentare il rischio di formazione di calcoli nelle vie urinarie è una
affermazione che oggi non possiamo più ritenere attendibile. È vero, casomai,
il contrario: una dieta ricca di calcio previene la formazione dei calcoli
renali. Ne deriva che non è assolutamente il caso di essere sospettosi nei
confronti delle acque molto calcaree distribuite da diversi acquedotti. Oggi è
evidente che il calcio presente nell’acqua potabile fa male solo al ferro da
stiro, alla lavatrice e allo scaldabagno elettrico. Le acque minerali
minimamente mineralizzate (quelle “leggerissime”, con un residuo fisso
inferiore a 50 mg/litro e oggetto di insistenti campagne pubblicitarie) non
dovrebbero essere bevute regolarmente, ma solo durante le infiammazioni delle
vie urinarie o per aiutare l’eliminazione dei calcoli già formati. Dal punto di
vista preventivo sono senz’altro più interessanti le acque minerali ricche di
calcio (le “acque calciche” ne contengono almeno 150 mg/litro). La dieta,
infine, dovrebbe prevedere un consumo moderato di carne, formaggi e uova e dare
più spazio ai cereali integrali e ai vegetali freschi e crudi. Ricordo infine
alcuni alimenti particolarmente ricchi di calcio: mandorle, nocciole, fichi
secchi, rucola, prezzemolo, radicchi, cavoli.
lunedì 24 ottobre 2016
CELIACHIA E GLUTINE A QUINZANO (VR)
LA CELIACHIA, IL GLUTINE E MOLTO ALTRO A QUINZANO (VR)
PER AUSER
GIOVEDI 27 OTTOBRE 2016 ORE 15,30
presso
PIAZZA RIGHETTI 2
QUINZANO (VR)
con il Dr. Paolo Pigozzi
Info: circolo.quinzano@auser.vr.it
giovedì 20 ottobre 2016
VERDURE E BAMBINI A MONTECCHIO MAGGIORE (VI)
MERCOLEDI 26 OTTOBRE 2016
ore 20,45
presso
La Madre Terra
Via Tecchio 93, Montecchio Maggiore (VI)
"CUCINA A COLORI"
Come aiutare i bambini a mangiare frutta e verdura
Con il Dr. Paolo Pigozzi - medico chirurgo, nutrizionista, fitoterapeuta e omeopata
Ingresso gratuito
Info: 0444 496507; negoziolamadreterra@ecorinascere.org
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frutta,
montecchio,
verdure
lunedì 17 ottobre 2016
IL RAFFREDDORE SI PREVIENE ANCHE A TAVOLA
L’allontanarsi
della bella stagione e l’abbassamento della temperatura, la ripresa a pieno
ritmo dell’attività scolastica e lavorativa (con lo stress relativo), l’aumento
dell’inquinamento atmosferico soprattutto nelle zone urbane (per il traffico
motorizzato e l’accensione dei riscaldamenti domestici) sono tutti fattori che
possono giustificare l’incremento delle cosiddette malattie da raffreddamento
che, a partire da queste settimane, diventano decisamente più frequenti.
Stiamo
parlando ovviamente di raffreddori, ma anche di sinusiti, di mal di gola
(laringiti e faringiti), di tonsilliti, di tracheiti fino alle più serie
bronchiti e polmoniti. Nei bambini è anche frequente l’interessamento
dell’orecchio medio, con otiti catarrali spesso molto dolorose. Da ricordare
infine gli episodi febbrili, definiti spesso come “influenzali”.
Al di
là del disagio soggettivo che indubbiamente comportano, questi problemi non
sono quasi mai gravi (salvo il caso di chi è già in difficoltà per una
patologia cronica come, ad esempio, l’insufficienza renale, una cardiopatia,
una bronchite cronica oppure semplicemente ha un’età avanzata). Tuttavia una
loro frequente ripetizione e, soprattutto, le conseguenze di un sistematico
trattamento farmacologico (spesso autoprescritto e talora sovradimensionato
rispetto alle effettive necessità) possono incidere negativamente sul benessere
e sulla qualità della vita.
Alimentazione
e sistema immunitario
L’accento
messo sulle cause ambientali non deve tuttavia far passare in secondo piano il
fatto che anche lo stile di vita (l’insieme di attività fisica, alimentazione,
riposo, emozioni, ecc.) concorre a mantenere alta o, al contrario, a deprimere
l’efficienza del sistema immunitario. Altrimenti non ci potremmo spiegare come
mai, a parità di condizioni ambientali, solo una parte di coloro che lavorano
nello stesso ufficio, che frequentano la stessa classe o che vivono nella
stessa famiglia si ammala. Evidentemente in quelli che rimangono sani il sistema
difensivo dell’organismo ha funzionato a dovere.
In
particolare, è noto da tempo che le abitudini alimentari influiscono in modo
preciso anche sul buon funzionamento del sistema immunitario.
Il
consumo prevalente di cereali raffinati (che mancano non solo di fibre, ma
anche e soprattutto di vitamine, di oligoelementi, di aminoacidi), la scarsità
di vegetali freschi e di stagione, l’eccesso di proteine e di zucchero, gli
additivi presenti in moltissimi alimenti mangiati giornalmente da grandi e piccoli
sono tutti elementi che caratterizzano una alimentazione di scarso pregio che
non aiuta certo l'efficacia dell'immunità naturale.
giovedì 13 ottobre 2016
LE CASTAGNE A RADIO POPOLARE
E' disponibile il podcast della trasmissione "Vi racconto l'agricoltura" a cura di Giorgio Vincenzi, in onda ogni giovedì dalle 11.30 alle 12,30 su Radio popolare Verona. Durante il mio intervento, a partire dalle 12,15, parlo di castagne, con suggerimenti per un corretto consumo.
giovedì 6 ottobre 2016
STARE IN SALUTE MANGIANDO A RADIO POPOLARE VERONA
E' iniziata oggi, su Radio Popolare Verona, la mia collaborazione con la trasmissione settimanale "Vi racconto l'agricoltura. Fatti, personaggi e opportunità" a cura di Giorgio Vincenzi. Ogni giovedì, dalle 11,30 alle 12,30, notizie e interviste per comprenderei fatti che riguardano certamente l'agricoltura e i contadini, ma anche tutti noi, visto che dai campi proviene la totalità degli alimenti che arrivano, direttamente o indirettamente, sulla nostra tavola.
Nello spazio che mi è stato riservato ("Stare in salute mangiando" dalle 12,15 alle 12.30) affronteremo di volta in volta temi relativi al rapporto tra la salute e l'alimentazione.
In programma:
- I benefici della frutta autunnale: mele, castagne, kiwi, kaki (il podcast è già disponibile qui)
- Alimentazione e obesità
- Miele, polline e pappa reale
- L'aglio, più che un alimento, una medicina
- Prevenire il raffreddore a tavola
Buon ascolto.
domenica 2 ottobre 2016
IL RADICCHIO DI VERONA IGP A CONVEGNO
Domenica 9 ottobre 2016
Verona, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra
ore 15,50
Parteciperò al convegno
"Il Radicchio di Verona IGP nelle Grandi Valli Veronesi"
con una relazione su
"Verdure, radicchi e cicorie:
alimenti importanti per la nostra salute"
giovedì 22 settembre 2016
CONSERVAZIONE E VITAMINE
Ricevo e pubblico:
DOMANDA
RISPOSTA
Il tempo trascorso dalla raccolta, la temperatura più o meno
elevata alla quale gli ortaggi sono stoccati, l’esposizione all’aria sono tutti
fattori che influiscono in modo considerevole sul contenuto vitaminico degli
ortaggi.
Chi riesce dunque a consumare ortaggi (e frutti) appena
colti e al giusto punto di maturazione non solo consuma alimenti con qualità
organolettiche impagabili, ma riesce a introdurre nell’organismo anche quantità
rilevanti di vitamine.
Se, al contrario, il momento e il luogo della raccolta sono
molto lontani, non solo la qualità organolettica è scadente, ma anche quella
nutrizionale è piuttosto compromessa. Insomma, la filiera corta (come si ama
definire oggi quello che l’umanità ha sempre ritenuto un valore: cioè consumare
alimenti di stagione e preferibilmente prodotti nel proprio territorio) paga.
Non solo in termini economici (se acquisto direttamente dal produttore, ad
esempio, non devo pagare il servizio del grossista), ma anche in senso
organolettico e nutrizionale.
Vediamo, a questo proposito, qualche dato interessante.
Gli spinaci biologici appena raccolti contengono circa 70
mg/100 g di vitamina C. Se il giorno stesso vengono stufati (cioè cotti con un
metodo che riduce al minimo la dispersione delle vitamine), arriverà nel nostro
piatto il 70% di quella vitamina.
Se prendiamo in considerazione la stessa quantità di spinaci
non di coltivazione biologica, questi contengono all’origine circa il 15% in
meno di vitamina C (cioè 55-60 mg/100 g). Supponiamo inoltre che questo
ortaggio, nel passaggio dal campo al banco del fruttivendolo, sia mantenuto per
24 ore a temperatura ambiente e che sia infine conservato per altri 3-4 giorni
in frigorifero prima di essere cotto in acqua. Se l’acqua di cottura non sarà
in qualche modo recuperata, la quantità di vitamina C che arriverà nel nostro
piatto sarà poco più del 30% di quella iniziale (circa 18 mg).
Risultati simili si ottengono se consideriamo un vegetale
più resistente come le patate.
Se le patate sono consumate nei mesi autunnali (lessate con
la buccia), arriva nel nostro piatto circa il 70% della vitamina C presente nel
tubero al momento della raccolta. Se le stesse patate sono cotte e mangiate
dopo diversi mesi dalla raccolta (nella primavera successiva), la vitamina C
che rimane nell’alimento è solo il 30% di quella iniziale.
giovedì 15 settembre 2016
ATTENZIONE ALLE AFLATOSSINE!
Ricevo e pubblico:
DOMANDA:
Ho sentito parlare delle aflatossine e del fatto che possono contaminare alcuni alimenti. Di che si tratta?
P.A.
RISPOSTA
La
possibile contaminazione degli alimenti da parte di funghi che producono varie
tossine (micotossine) è certamente un problema importante. Infatti esistono
leggi nazionali e europee che hanno fissato i controlli da effettuare e i
limiti da non superare per tutelare la salute dei consumatori. L’ingestione di
alcune micotossine (in particolare le aflatossine) può produrre distrurbi
digestivi, ma soprattutto è sospettata di aumentare il rischio di tumore del
fegato. Sono oggetto della contaminazione soprattutto i semi oleosi e i
cereali. Attraverso mangimi o alimenti contaminati, anche il latte vaccino, il
latte in polvere, i formaggi e perfino il latte di donna possono contenere
aflatossine.
Le
micotossine (e le numerose sostanze potenzialmente tossiche che si trovano in
svariati alimenti di uso comune) non sono tuttavia dannose in assoluto, ma la
loro pericolosità (ovviamente entro certi limiti) è mitigata o accentuata da
diversi fattori come lo stato di salute generale, l’eventuale uso di
farmaci o le abitudini alimentari. A
questo proposito, il prof. Oliver Alabaster, cancerologo dell’università di
Washington, afferma che la tossicità delle aflatossine è importante soprattutto
nel contesto di una dieta eccessivamente ricca di grassi e di proteine. Molti
vegetali freschi e crudi, infine, apportano all’organismo una grande quantità
di sostanze che contrastano l’azione tossica di svariati composti, sia naturali
che di sintesi.
Ecco
alcuni accorgimenti per limitare il più possibile l’impatto con questo
problema:
- Riponete le farine e i semi che servono per la vostra alimentazione in ambienti freschi e areati oppure in frigorifero;
- Non conservate le derrate nel congelatore domestico per molti mesi: con il freddo i processi di degradazione degli alimenti sono certamente molto lenti, ma non sono bloccati;
- Acquistate semi oleosi di provenienza esotica (anacardi, arachidi) solo in piccola quantità: eviterete di doverli conservare a lungo in casa, magari in condizioni poco idonee;
- Non consumate semi o farine con sapore stantio o rancido;
- Accompagnate sempre il consumo dei farinacei e dei semi oleosi con verdure crude o con frutta fresca.
venerdì 9 settembre 2016
CELIACHIA E GLUTINE (E MOLTO ALTRO) A SANGIOBIO 2016
Sabato 24 e domenica 25 settembre 2016 a San Giovanni Lupatoto (VR) in Piazza Umberto due giornate per conoscere ed approfondire il settore del benessere naturale biologico e biodinamico, con stand commerciali di eccellenze alimentari, medicine naturali, terapie olistiche e bionaturali, yoga, ayurveda, shiatsu, Reiki, cosmesi - igiene, massaggi, integrazione posturale, prodotti biologici, erboristeria.
Interverrò anch'io (domenica 24 alle 16,30) per una conversazione su:
CELIACHIA E INTOLLERANZE AL GLUTINE:
CONOSCERLE E NON AVERNE PAURA
Info: https://www.facebook.com/fiammettaeilsorrisointavola; sangiobio
giovedì 8 settembre 2016
SEITAN: PREPARARLO IN CASA
A beneficio di chi vuole cimentarsi nella
fabbricazione casalinga del seitan, ecco la sequenza delle
semplici operazioni che consentono di ottenere un buon risultato finale.
- Impastate con acqua tiepida 1-2 kg di farina biologica di frumento di tipo 2 (si tratta della qualità leggermente setacciata). Dovrete ottenere una massa non appiccicosa, ma ancora morbida. Un impasto prolungato (15 minuti) garantirà una migliore formazione del glutine.
- Lasciate riposare l’impasto in una terrina, coperto d’acqua tiepida, per almeno 30 minuti.
- Versate l’acqua e riprendete in mano l’impasto (prendetene solo metà se la massa è di grosse dimensioni).
- Manipolate vigorosamente l’impasto tenendolo sotto un filo di acqua corrente fredda. L’acqua che esce da sotto le mani è biancastra perché ricca di amido.
- Continuando la manipolazione, l’impasto (progressivamente privato dell’amido) diventa notevolmente più piccolo. Questa fase della lavorazione termina quando l’acqua che cola dalle mani non sarà più bianca, ma rimarrà limpida.
- Avvolgete la massa elastica costituita in gran parte da glutine in un tovagliolo pulito e fatela cuocere in acqua bollente salata e aromatizzata a piacere (con rosmarino, alloro, salsa di soia, zenzero fresco, ecc.) per circa 30-40 minuti. Il seitan è così pronto per essere utilizzato nelle vostre ricette. Se non è consumato subito, il seitan (coperto dal brodo di cottura) si conserva in frigorifero per non più di una settimana.
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