Vi invito a leggere un articolo a firma di Giuliana Lomazzi comparso oggi sul FQMagazine a proposito della recente decisione del Parlamento UE sulla denominazione dei prodotti vegetali che imitano nel sapore e consistenza quelli derivati dalla carne. Lo trovate, assieme a un mio brevissimo commento, a questo link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/27/ecco-come-e-fatta-davvero-la-carne-vegana/5981193/
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
martedì 27 ottobre 2020
lunedì 19 ottobre 2020
PATATE: SI', MA...
RICEVO E PUBBLICO:
Amo molto le patate e le mangio spesso. Qualche conoscente mi mette in guardia e mi dice che non fanno bene. Ma non contengono carboidrati come i cereali? Potrebbe chiarirmi questo dubbio?
Sul fatto che la patata contenga carboidrati il lettore ha ragione: nel tubero se ne trovano circa il 18%. Ma altri alimenti comuni ne sono nettamente più ricchi come, ad esempio, il frumento 65%, il pane integrale 48,5%, la farina di mais 80%, i legumi secchi 47-48%. Per quanto riguarda le fibre, nutrienti assai importanti per la prevenzione della patologia cardiovascolare (e non solo), la patata ne contiene circa l’1,6%, mentre nella farina integrale di frumento se ne trova l’8% e nei legumi dal 14 al 17%. Questi dati aiutano, almeno in parte, a spiegare come mai sulla patata non esistano studi specifici che ne testimonino in modo chiaro l’utilità nella prevenzione dei tumori o delle malattie degenerative. Per lo meno con la certezza scientifica con la quale numerosi altri alimenti come cereali, legumi, frutta e verdura sono invece ritenuti assai utili per l’organismo. È noto, inoltre, che i diabetici e coloro che, per costituzione o familiarità, sono predisposti verso questa e altre malattie metaboliche dovrebbero mantenere il livello di glucosio sanguigno (la glicemia) entro i limiti fisiologici. Evitandone soprattutto l’eccessivo innalzamento dopo il pasto. Per questo è utile conoscere l’indice glicemico degli alimenti. Questo valore è espresso da un numero che confronta l’innalzamento della glicemia dopo il pasto provocata da uno specifico alimento con quella di un alimento di riferimento (il pane bianco, il cui indice è fissato convenzionalmente a 100). La patata è, di fatto, uno degli alimenti con indice glicemico più elevato. Soprattutto se confrontata con altre fonti di carboidrati come i legumi e la pasta. Questi ultimi alimenti andrebbero dunque preferiti da tutti coloro che sono predisposti verso il diabete, l’obesità, l’ipercolesterolemia, ecc. In ogni caso, a beneficio di coloro che amano le patate, occorre precisare che consumare le patate assieme con ortaggi ricchi di fibre (carciofi, cavoli, cicoria, funghi, carote, radicchio, ecc.) consente di limitare gli sbalzi glicemici. Le fibre infatti rallentano l’assorbimento di glucosio e mantengono tendenzialmente costante nel tempo il valore della glicemia. Inoltre potrà far piacere sapere che in uno studio pubblicato nel 2005 sulla rivista scientifica European Journal of Clinical Nutrition si è riscontrato che la variazione della glicemia dopo un pasto a base di patate ha subito una riduzione del 43% semplicemente aggiungendo un po’ di aceto ai tuberi.
In conclusione, la patata non andrebbe considerata semplicemente una valida, semplice e gustosa alternativa a lattuga, finocchi e radicchi. E nemmeno a pasta, riso integrale e fiocchi d’avena. Per i bambini, ad esempio, non è la stessa cosa mangiare un piatto di patate oppure un piatto di spaghetti. Senza demonizzare questo tubero (c’è pur sempre una bella differenza tra le patate cotte al vapore con la loro buccia e condite con olio extra vergine d’oliva e una purea istantanea realizzata con preparati in busta), occorre tuttavia ribadire che in una dieta sana gli ortaggi (crudi e cotti), i cereali e i legumi non possono essere sbrigativamente sostituiti dalle patate.
giovedì 1 ottobre 2020
I NOSTRI AMICI LEGUMI
E' uscito sull'ultimo numero della rivista BIOLCALENDA un mio articolo sui legumi. Lo potete leggere qui.
venerdì 11 settembre 2020
CUCINATE, CUCINATE, CUCINATE
Dalla ricerca scientifica viene ancora un pressante invito a cucinare il proprio cibo, abitudine che si rivela sempre più necessaria per mantenere in salute il nostro organismo. Il consumo esagerato di cibi che derivano da processi industriali (ad esempio, prodotti da forno, snack, cereali zuccherati, piatti pronti, zuppe disidratate, bevande frizzanti, carne e pesce ricostituiti, ecc.) è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di morte per tutte le cause. Tutti questi prodotti (che in alcuni casi arrivano a fornire il 25-60% delle calorie giornaliere) hanno subito un'elaborata trasformazione industriale e sono generalmente addizionati con conservanti, dolcificanti, esaltatori di sapidità, aromi e coloranti. Occorre dire che attualmente, mentre è chiara la relazione tra i due fenomeni, non sono ancora chiariti i motivi che causano l‘aumento di questi rischi. Alcuni studi recenti che hanno indagato questa correlazione (uno ha coinvolto più di 105.000 adulti francesi seguiti per 10 anni, un altro ha esaminato le abitudini alimentari di quasi 20.000 soggetti spagnoli, anche in questo caso per 10 anni; li potete trovare entrambi su The British Medical Journal del 29 maggio 2019) hanno evidenziato che per i livelli di consumi superiori (quattro porzioni/giorno rispetto a 1-2) il rischio per le patologie citate aumentava in modo significativo. I ricercatori osservano che alcune caratteristiche degli alimenti processati potrebbero essere nocive per la salute probabilmente perché cambiano la composizione del microbiota intestinale e disturbano in qualche modo il normale metabolismo.
mercoledì 29 luglio 2020
PRUGNE SECCHE E INTESTINO
L’esperienza di molti lo conferma da sempre, ma da qualche anno è anche ufficialmente scritto nero su bianco in etichetta con il consenso dell’EFSA, l’organismo della UE che si occupa di sicurezza alimentare: le prugne secche contribuiscono “al mantenimento delle normali funzioni intestinali”. Dopo sei anni di studi approfonditi per dimostrare l’effetto benefico delle prugne secche per la salute dell’apparato digerente (e anche, occorre dirlo, per la testardaggine del California Prune Board, il potente consorzio che raccoglie i produttori di Prugne della California), la UE ha autorizzato la dicitura salutistica citata. È noto che la regolarità intestinale è legata anche a un adeguato apporto di fibre nella dieta. In Europa generalmente l’assunzione di fibre è inferiore alle dosi raccomandate (circa 30-35 grammi/giorno) e in Italia l’assunzione giornaliera media per un adulto è inferiore a 19 grammi. Le fibre provengono da frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e semi e è quindi importante includere un’ampia varietà di questi alimenti nella dieta quotidiana. Cento grammi di prugne secche (8-12 prugne) forniscono circa 7-8 grammi di fibre, quasi il 25% dell’apporto raccomandato. Nelle prugne ci sono anche vitamina A e K, potassio, calcio, fosforo, magnesio, rame, sostanze antiossidanti e quantità significative (oltre 15 grammi per 100) di sorbitolo, uno zucchero che trattiene molta acqua nell’intestino e completa, in sinergia con le fibre, l’azione lassativa delle prugne.
sabato 4 luglio 2020
DIETA VEGETARIANA E DIVERTICOLI
Segnalo sull'ultimo numero della bella rivista BIOLCALENDA un mio contributo sui vantaggi della dieta vegetariana per la prevenzione e la gestione non farmacologica dei diverticoli del colon. Lo potete leggere qui.
lunedì 22 giugno 2020
CON GIUDIZIO, MA AL SOLE
Queste recenti indagini confermano l’effetto protettivo della vitamina D, che resta significativo anche considerando i maggiori fattori di rischio di tumore come l’età, il sesso, il peso corporeo, l’abitudine al fumo, l’eccessivo consumo di alcol, la sedentarietà, una storia familiare di tumore e una storia personale di diabete.






