E' uscito l'ultimo numero di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di Verona, di cui sono socio. Ci leggete, a pagina 17, le mie ricette per farcire panini "utopici". Trovate tutto qui.
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
Visualizzazione post con etichetta tofu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tofu. Mostra tutti i post
domenica 30 gennaio 2022
PANINI "UTOPICI" PER CICLISTI (MA ANCHE PER CHI VA A PIEDI)
E' uscito l'ultimo numero di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di Verona, di cui sono socio. Ci leggete, a pagina 17, le mie ricette per farcire panini "utopici". Trovate tutto qui.
martedì 27 ottobre 2020
CARNE VEGANA: E' VERAMENTE UNA SCELTA SALUTISTICA?
Vi invito a leggere un articolo a firma di Giuliana Lomazzi comparso oggi sul FQMagazine a proposito della recente decisione del Parlamento UE sulla denominazione dei prodotti vegetali che imitano nel sapore e consistenza quelli derivati dalla carne. Lo trovate, assieme a un mio brevissimo commento, a questo link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/27/ecco-come-e-fatta-davvero-la-carne-vegana/5981193/
giovedì 22 giugno 2017
TOFU PER CICLISTI (MA NON SOLO)
E' uscito il numero estivo di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di
Verona, di cui sono socio. Oltre a tanto altro, a pagina 18 trovate la mia ricetta per il "Tofu del Capitano", una proposta dedicata non solo ai ciclisti, ma a chi ha a che fare con bimbi
(e adulti…) che sono dipendenti dai bastoncini proposti dal famoso “Capitano”
della pubblicità. Buone pedalate estive.
martedì 5 gennaio 2016
RELAZIONI POSITIVE A TAVOLA CONTRO L'OBESITA'
Il film I nostri ragazzi del regista Ivano De Matteo è la storia interessante
e inquietante di un omicidio compiuto da due studenti minorenni di oggi, del
tutto inconsapevoli della gravità degli atti commessi. Una vicenda vista
dall’interno delle rispettive famiglie alto borghesi. Mi ha colpito
l’atteggiamento di incredulità e di costante giustificazione dei genitori di fronte
a certi comportamenti dei figli (a scuola, in famiglia, con gli amici). Comportamenti
e atti francamente maleducati e, ad un certo punto, oltre i limiti del codice
penale. Inoltre, gran parte dei componenti di queste famiglie si organizzava
autonomamente per la cena. All’ora canonica c’era chi rimaneva in studio per
terminare un certo lavoro al computer ingollando nel frattempo qualche
cucchiaio di minestra, chi stava con il piatto sulle ginocchia davanti alla
televisione per non perdere l’ultima puntata della fiction preferita e chi,
infine, smanettava sull’iPhone in camera sua (con la porta chiusa e con le
cuffie addosso) mentre la pasta (preparata dalla colf) tristemente si freddava.
Se le diverse questioni siano collegate lo lascio decidere agli esperti.
Personalmente ho qualche certezza sul fatto che l’abitudine di cenare assieme
alla stessa tavola produca grandi vantaggi per la salute psichica e fisica dei genitori
e dei figli. A questo proposito, ecco uno studio effettuato da ricercatori statunitensi
della University of Minnesota di Minneapolis (Pediatrics Volume 134, Number 5, November
2014). Lo studio ha dimostrato che la positività delle relazioni interpersonali
durante i pasti sono associate in modo significativo a una riduzione del
rischio di sovrappeso o obesità nei bambini.
Ecco dunque una ricetta da consumare assieme, ma anche
facile e appassionante da preparare con la fattiva collaborazione di tutti, piccoli
e grandi.
Crocchette al forno con salsa di zucca allo zenzero (per 4-5
persone)
300 g di tofu
Un bicchiere di miglio
Una cipolla
Una carota
Due spicchi d’aglio
Due cucchiai colmi di
farina di ceci
Due cucchiai di salsa
di soia
Un cucchiaio di miso
Due cucchiai di aromi tritati
(maggiorana, rosmarino, prezzemolo, salvia)
Quattro cucchiai di
olio extra vergine d’oliva
Sale
Pane grattugiato q.b.
Per la salsa
Un porro piccolo
500 g di zucca pulita
Due cucchiai d’olio
extra vergine d’oliva
Un cm di zenzero
fresco
Sale
Cuocete in anticipo il miglio. Fatelo sobbollire per 20
minuti a fuoco minimo e pentola coperta in due bicchieri d’acqua con un pizzico
di sale. Lasciate intiepidire. Sciacquate il tofu e sbriciolatelo con una
forchetta. Aggiungete il miglio, gli aromi, la farina di ceci, aglio, carota e
cipolla grattugiati. Incorporate la salsa di soia, il miso (una pasta scura
ricca di fermenti e di proteine ricavata dalla lunga fermentazione della soia) e
un paio di cucchiai di olio. Dovreste ottenere un impasto malleabile e poco
appiccicoso (eventualmente aggiungete un cucchiaio d’acqua o di pangrattato).
Con il palmo della mano formate piccole crocchette appiattite, rotolatele nel
pane grattugiato e disponetele su una piastra ricoperta con carta da forno.
Condite con un filo d’olio e infornate a 200 gradi per 30 minuti. Nel frattempo
affettate il porro e tagliate a dadolini la zucca. Mettete il tutto in una
pentola con l’olio e un po’ di sale e fate stufare a fuoco basso finché la
zucca si sia ammorbidita. Aggiungete lo zenzero fresco grattugiato e passate al
setaccio per ottenere una crema. Nei piatti singoli disponete qualche crocchetta
e decorate con 2-3 cucchiai di salsa all’aroma di zenzero.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
lunedì 26 ottobre 2015
CULTURA E FAGOTTINI DI ZUCCA
L’ambiente che ci
circonda influisce, eccome, sul nostro equilibrio psicofisico e sulla nostra
salute. Temperatura, umidità, pressione atmosferica, vento, composizione
dell’aria (e relativo inquinamento), radiazioni solari, aromi vegetali, ecc.
modificano il nostro metabolismo. In effetti si tratta di esperienze che tutti abbiamo
fatto e il ricordarlo sembrerebbe perfino inutile. Meno immediato è il
rammentare che dell’ambiente nel quale siamo immersi fanno parte anche elementi
apparentemente secondari (almeno in riferimento alla salute) come, ad esempio,
il reddito e il livello di cultura e di scolarità. I quali tuttavia influenzano i nostri comportamenti e il
nostro stile di vita e quindi la qualità della nostra salute. Che cosa significa
questo? Semplice. Quando la crisi riduce il reddito di ampi settori della
popolazione, ci possiamo aspettare nelle stesse persone una parallela riduzione
del benessere e un aumento delle malattie. Lo stesso accade quando il livello
culturale e la frequenza scolastica diminuiscono.
In effetti è quanto
ci testimoniano le analisi del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e della
Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare). Uno studio
presentato al congresso della Siprec (Napoli, marzo 2014) evidenzia,
nel quadriennio 2008-2012 confrontato con il 1998-2002, l’aumento di diabete,
obesità e colesterolemia tra le persone più povere e con meno cultura e
scolarità.
Che cosa significa
tutto ciò? Che chi ha una pensione risicata oppure ha un lavoro precario e poco
pagato oppure ha lasciato presto la scuola è candidato ad ammalarsi prima e di
più di chi ha una o due lauree o il conto corrente ben fornito? Non proprio. Occorre
non dimenticare che la salute è il risultato di un complesso di fattori, tra i
quali anche un atteggiamento attivo e curioso nei confronti del mondo, la
disponibilità ad informarsi, a cambiare e a mettersi in gioco, l’attenzione ai
messaggi (sintomi) che il corpo produce per trarne (magari assieme al medico di
fiducia) indicazioni sullo stile di vita più appropriato. Non dimenticando che il
nostro organismo ha bisogno non solo di carboidrati o proteine, di vitamine o
di minerali, ma anche di bellezza e di arte, di silenzio e di musica, di
contemplazione e di stupore. Che generalmente costano poco o nulla. E che nondimeno
aiutano a mantenere vitali corpo e spirito. Anche in tempo di crisi.
Fagottini di
zucca e tofu al rosmarino
320 g di farina
integrale di farro
una bustina di lievito
di birra
800 g circa di zucca
300 g di tofu
3 cucchiai di mandorle
spellate e tostate
3 rametti di rosmarino
3 foglie di alloro
olio extra vergine
d’oliva
peperoncino
sale
Mescolate il lievito (scegliete il tipo che non ha bisogno di essere riattivato) alla farina, aggiungete un cucchiaino di sale e impastate con l’acqua sufficiente per ottenere una palla liscia. Avvolgetela in un panno caldo e fatela lievitare per un’ora. Nel frattempo, mondate la zucca, tagliatela a dadini e fatela cuocere in una padella con un pizzico di sale, un goccio d’olio e gli aromi tritati fino a quando la zucca sarà morbida. Schiacciatela con una forchetta. Prendete pezzi dell’impasto grossi come un mandarino e stendeteli con le dita fino a dar loro una forma quadrata. Farcite i quadrotti con un cucchiaio di zucca, del tofu sbriciolato, un pizzico di mandorle tritate, un po’ di peperoncino (se gradito), appoggiateli su una piastra ricoperta da carta da forno e condite con un goccio d’olio. Avvicinate i quattro lati della pasta formando dei fagottini. Mettete in forno a 250 °C per circa 15 minuti. Consumateli tiepidi.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
mercoledì 24 giugno 2015
GRASSI SATURI: SI O NO? (CON RICETTE)
Cominciamo
dall’inizio. Qualche tempo fa sulla rivista statunitense Time è stato pubblicato un articolo che sembrerebbe suggerire una
decisa correzione di rotta alle abitudini alimentari consigliate da decenni da
tutte le autorità sanitarie. Che scrive il giornalista? Basandosi su una
revisione di studi che ridimensionerebbe il ruolo dei grassi saturi
nell’origine delle malattie cardiovascolari e metaboliche, afferma a gran voce
che evitare i grassi saturi (e quindi gli alimenti che ne contengono di più: molti
salumi, formaggi stagionati, burro, lardo, margarine, ecc.) non sarebbe
necessario per ridurre il rischio di malattie degenerative come diabete,
patologie cardiovascolari, obesità, tumori. Il tutto corredato da toni enfatici
e da un titolo (“Fine della guerra ai grassi”) destinati a colpire i lettori e
a fare molto rumore (mediatico).
Tutto sbagliato?
Ohibò! Abbiamo
dunque sbagliato tutto? E le linee guida delle autorità sanitarie
internazionali, che consigliano con forza e da tempo di ridurre il consumo di
grassi saturi, sono da buttare come teorie strampalate di scienziati antiquati?
Teorie, dice tra l’altro il giornalista, dimostratesi ininfluenti nel
migliorare lo stato di salute degli americani. In effetti, almeno negli Stati
Uniti, in questi decenni nei quali si è combattuta una battaglia durissima
contro i grassi saturi nella dieta, questi ultimi sono davvero diminuiti nel
piatto, ma i nuovi casi di obesità, diabete e malattie cardiovascolari non si sono
per niente ridotti. Anzi. Abbiamo dunque finora sprecato tempo e energie per
tenerci aggiornati e per migliorare la nostra dieta? Le nostre convinzioni sono
da buttare al macero? Dovremmo, come un tempo, riprendere a spalmare i panini dei
nostri figli con abbondanti dosi di burro oppure ad integrare i minestroni di
legumi con lardo e pancetta?
Ragioniamo! E
riflettiamo
Calma! Facciamo
un bel respiro e cominciamo a ragionare con la nostra testa. Ecco alcune
considerazioni sulle quali vi invito a riflettere.
Punto primo. La rivista
Time non è una rivista scientifica, ma una pubblicazione paragonabile, per
linguaggio e pubblico, ai nostri settimanali. Le riviste scientifiche (alle
quali spesso rimandiamo i lettori che seguono le nostre note) hanno un comitato
di valutazione che fa le pulci agli articoli prima che vengono pubblicati. In
queste riviste, inoltre, non manca mai l’avvertenza che quanto pubblicato non è
la verità assoluta, ma è quello che quel ricercatore ha constatato nel suo
lavoro. Che viene offerto alle considerazioni e alle esperienze dei colleghi
scienziati per una conferma o una smentita. Tutto questo, ovviamente, non
succede nei settimanali popolari.
Punto secondo. Se
ai titolisti dei quotidiani e delle riviste si può perdonare una qualche
semplificazione dei concetti, occorre ribadire che il compito dei titoli non è
quello di informare, ma di colpire l’attenzione e l’immaginazione. In modo da
sollecitare l’acquisto del giornale oppure di far rimanere più a lungo su un
certo sito internet. Per questo non possiamo modificare i nostri comportamenti semplicemente
leggendo i titoli (soprattutto quelli “gridati” e paradossali) dei quotidiani e
dei settimanali.
Tenete poi conto
(spiace dirlo, ma il mondo va così) che la stampa e i mezzi di comunicazione in
genere, sia pure con le debite eccezioni (come la rivista che state leggendo), sono
al servizio dei poteri economici. Per cui un titolo e un articolo come quello
del Time potrebbero servire, ad
esempio, per cominciare a creare una certa sensibilità (e quindi un nuovo
mercato) per altri prodotti alimentari, diversi e alternativi a quelli già in
commercio. Magari, questa volta, arricchiti con una quantità appropriata di
“salutari” grassi saturi per fare concorrenza agli alimenti “senza grassi”,
“light”, “leggeri”, ecc., ormai commercialmente troppo sfruttati, non più in
grado di risvegliare interesse e di suggerire nuovi sogni ai consumatori.
Considerate il
tutto
Punto terzo. È
probabilmente del tutto sbagliato giudicare la salubrità o l’adeguatezza di una
dieta prevalentemente in funzione della presenza di un singolo nutriente. Sia
esso una certa vitamina, uno specifico minerale oppure i grassi (magari saturi
o, come succede oggi, polinsaturi). Si rischia, in questo modo, di prendere
solenni cantonate. Come è successo ai nutrizionisti statunitensi che si sono
sgolati per decenni contro la presenza di grassi saturi nella dieta. Mentre
poco hanno detto e fatto per introdurre frutta e verdure fresche, legumi,
cereali integrali e noci nel piatto dei loro concittadini. Con il risultato
sopra ricordato: oggi gli americani consumano meno grassi di 30 anni fa, ma si
ammalano comunque di obesità e di diabete perché hanno aumentato il consumo di
calorie, di zucchero e di cereali raffinati. Muovendosi sempre troppo poco. Bel
risultato davvero, non vi pare?
lunedì 30 marzo 2015
MENO PROTEINE, MENO DIABETE
E' noto che il rischio di ammalarsi di
diabete di tipo 2 (quello che si manifesta negli adulti, ma che ormai interessa sempre più spesso anche ragazzi e adolescenti) si riduce molto se
viene adottato uno stile di vita sano. Per quanto riguarda il binomio
dieta-diabete, nell’immaginario collettivo sembrerebbe essere ridotto alla
necessità di evitare lo zucchero e gli alimenti dolci che lo contengono. Si
tratta, ormai è evidente, di una visione limitata e riduttiva (anche se
indubbiamente importante). Prendiamo in considerazione, ad esempio, uno studio
pubblicato sulla rivista Diabetes Care (2010 Jan;33(1):43-8) che
richiama l’attenzione non solo sull'apporto di carboidrati e di grassi nella
dieta, ma anche su quello delle proteine. La ricerca, che ha indagato le
abitudini alimentari di oltre 38mila soggetti europei, ha messo in evidenza un
maggiore rischio di diabete in coloro che consumano grandi quantità di proteine.
In particolare, il rischio è particolarmente elevato nei grandi consumatori di
proteine di origine animale (carne, salumi, latticini, uova). Secondo i dati di
questa ricerca, il consumo di proteine vegetali (legumi, semi oleosi, tofu,
ecc.) non è apparso associato all'aumento del rischio. Il consiglio pratico è
dunque presto detto: per la prevenzione del diabete è opportuno consumare una
giusta quantità di proteine (una porzione, non due o tre) al giorno,
privilegiando decisamente quelle di origine vegetale come i legumi, il tofu
(proteine della soia), le noci e gli altri semi oleosi.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
Iscriviti a:
Post (Atom)

