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venerdì 1 ottobre 2021

ZUCCHERO, INQUINAMENTO E DIABETE

E' uscito sull'ultimo numero della rivista BIOLCALENDA un mio contributo sulla relazione tra consumo di zucchero e inquinamento ambientale e malattia diabetica.. Lo potete leggere qui.

ATTENZIONE: CAMBIO INDIRIZZO E RECAPITO TELEFONICO

Avverto che dal mese di settembre mi sono trasferito nello studio di VIA RISORGIMENTO 15 a Verona. Il vecchio studio di via Manin 10 è chiuso. QUI L'UBICAZIONE DEL NUOVO STUDIO.

Il nuovo numero di telefono, attivo fin da ora, è il seguente: 3801005370. 

Invito a non utilizzare più il vecchio numero 0458001735, anche se rimarrà attivo ancora per qualche settimana.

lunedì 1 marzo 2021


Ricevo e rispondo:


Cerco di passare molto tempo all’aria aperta, curando l’orto o le mie piante in vaso. Qualche mio conoscente mi fa presente che l’aria della pianura padana è molto inquinata da micropolveri e altre sostanze dannose e che dovrei piuttosto stare in casa il più a lungo possibile. Potete consigliarmi sul da farsi?

 

Effettivamente, le micropolveri e gli altri inquinanti ambientali interagiscono con il nostro organismo e determinano squilibri e patologie di diverso genere. Ad esempio, è noto da almeno qualche decennio che l’inquinamento è una concausa importante delle patologie cardiovascolari (infarto cardiaco). Inoltre, è chiaro che la contaminazione dell’aria (massima nelle zone urbane e in prossimità delle strade trafficate) compromette pesantemente lo sviluppo e la funzionalità polmonare dei giovani adulti. Creando le premesse per il manifestarsi di patologie croniche respiratorie (asma, bronchite cronica) in età adulta. Numerosi studi hanno accertato che l’inquinamento da micropolveri è in correlazione diretta con l'aumento della mortalità nelle persone affette da alcune patologie come bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, cardiopatie, artrite reumatoide, lupus e diabete. 

Che cosa possiamo fare di fronte a questa situazione preoccupante? Rinchiudersi in casa può essere solo un provvedimento transitorio, buono per situazioni eccezionali (incendi, dispersione di materiale inquinante nell’atmosfera, ecc.).

Possiamo cercare, nel limite del possibile, di non aumentare l’inquinamento. Ad esempio utilizzando per gli spostamenti preferibilmente le nostre gambe, la bicicletta o i mezzi pubblici. Anche circondarsi della maggior quantità possibile di piante è utile. Le piante, com’è noto, assorbono anidride carbonica e altre sostanze inquinanti e producono ossigeno rigenerando l’atmosfera. Inoltre, se la nostra abitazione è vicina a strade trafficate, gli alberi e le siepi costituiscono una barriera efficace nei confronti dell’inquinamento automobilistico.

 

martedì 26 gennaio 2021

DIETA MEDITERRANEA PROTEGGE DALL'INQUINAMENTO

La dieta mediterranea riduce il rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare provocata dall’esposizione agli inquinanti atmosferici. È noto che l’inquinamento atmosferico contribuisce in modo rilevante alla mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari: è stato calcolato che l’esposizione al PM2,5 (le particelle più fini) è responsabile ogni anno, nel mondo, di almeno un milione e mezzo di decessi per infarto del cuore. Il meccanismo di questo effetto è almeno in parte noto: il particolato fine stimola reazioni infiammatorie locali e generalizzate e aumenta lo stress ossidativo. Ecco perché il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti (come i cereali integrali, la frutta e le verdure) può contribuire a ridurre l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Confermerebbe questa ipotesi l’analisi pubblicata sulla rivista Circulation (
Circulation 2019 Jan 31), basata sui dati di uno studio avviato nel 1995 e concluso nel 2011, con il coinvolgimento di 548.845 persone tra i 50 e i 71 anni in sei stati e due aree metropolitane statunitensi. Lo studio ha dimostrato che il modello di alimentazione prevalente era un fattore determinante nell’aumentare o diminuire il rischio di mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari associato all’inquinamento atmosferico.
Gli alimenti più protettivi sono risultati le verdure e i cereali integrali per quanto concerne gli effetti nocivi dell’esposizione a PM2,5, mentre la frutta e l’olio extra vergine d’oliva hanno ridotto i danni provocati dall’esposizione al biossido d’azoto.

martedì 15 ottobre 2019

DIABETE, ZUCCHERO, INQUINAMENTO


L’aggiunta di zucchero ai prodotti in commercio è pratica antica e ben conosciuta. Per motivi diversi, un tempo soprattutto per la conservazione (lo zucchero, oltre una certa concentrazione, impedisce lo sviluppo di muffe e batteri), oggi probabilmente anche per “arrotondare” il sapore e renderlo accettabile e suadente, nonostante l’impiego di materie prime spesso di non eccelsa qualità. Di fatto, con l’aumentare costante dell’utilizzo di cibi conservati e lavorati dall’industria alimentare, nell’ultimo secolo il consumo di zucchero è andato aumentando in maniera spropositata. Dai tre chili all’anno di mio nonno Gino, muratore, guerra di Libia nel 1911, suonatore di piatti nella banda del paese, fino ai circa trenta chili che ogni italiano attualmente consuma mediamente in dodici mesi. Un aumento spropositato, che costringe a fare i conti anche con le patologie favorite da questo squilibrio nutrizionale, principalmente (ma non solo) obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori. Che fare, dunque? Prima di tutto, leggere attentamente le etichette e evitare gli alimenti che contengono dolcificanti. Tuttavia, lo zucchero non sembra essere tutto. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health (Volume 2, No. 7, e301–e312, July 2018), esiste una stretta relazione tra diabete di tipo 2 e l’inquinamento ambientale. Gli autori ritengono che l’inquinamento atmosferico sia responsabile ogni anno di oltre 3 milioni di nuovi casi di diabete nel mondo. No allo zucchero, dunque, ma contemporaneamente sì all’aria pulita (e ai comportamenti, anche individuali, che aiutano a raggiungere questo obiettivo).