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giovedì 5 luglio 2018

PAPPA REALE E LIEVITO ALIMENTARE PER DIABETICI



La pappa reale è costituita dalla secrezione delle ghiandole faringee delle giovani api operaie. Si presenta come una gelatina semifluida, di colore biancastro tendente al giallo.
È il nutrimento fondamentale per le larve delle api: quelle che ricevono la pappa reale solo fino al secondo/terzo giorno di vita resteranno api operaie, le altre diventeranno api regine.
Gli effetti di questa gelatina sulle api sono del tutto peculiari. Le operaie vivono solamente 45 giorni, mentre le regine arrivano anche a 4-5 anni. Lo sviluppo da larva ad insetto maturo richiede per l'operaia 21 giorni e solamente 16 per la regina, con un incremento di peso in pochi giorni di ben duemila volte.
La composizione della pappa reale rivela la notevole presenza di acido pantotenico e di altre vitamine del gruppo B, indispensabili per molti processi metabolici, di calcio pantotenato, fosforo, rame, ferro, zolfo, silicio, di sostanze ad attività ormonale, di acqua, zuccheri (glucosio, fruttosio, saccarosio, maltosio), di proteine e altri composti azotati, di lipidi, di oligoelementi, di acido ribonucleico e desossiribonucleico.Gli effetti straordinari di questa sostanza, tuttavia, non possono essere spiegati con le proprietà specifiche dell'uno o dell'altro di questi elementi costitutivi. E' probabilmente dal loro potenziamento reciproco che derivano le eccellenti proprietà salutari di questa gelatina.
L'impiego della pappa reale è indicato in parecchie condizioni di squilibrio o anche in alcune situazioni patologiche.
Una cura di pappa reale migliora la disponibilità delle risorse organiche, aumentando la resistenza fisica e psichica agli eventi stressanti. La pappa reale è anche utile nelle convalescenze, negli stati depressivi, nei dimagrimenti, nelle ulcere e nelle gastriti, nell'ipotensione, nell'affaticamento della funzionalità epatica, nelle irregolarità del ciclo mestruale.
La dose da assumere giornalmente consiste in una goccia di pappa reale (da raccogliere con una paletta generalmente inserita nella confezione oppure con uno stuzzicadenti) da depositare al mattino a digiuno sotto la lingua per favorirne il migliore e più completo assorbimento. Un ciclo di cura, ripetibile anche 2-3 volte l’anno, è di circa due mesi.
Per quanto riguarda l’assunzione di pappa reale da parte dei diabetici, occorre dire che la malattia diabetica e l’iperglicemia a digiuno (che ne costituisce uno stadio precoce) possono effettivamente talvolta controindicarne il consumo. Vale la pena, tuttavia, di verificarne l’effetto sul proprio organismo, prima di escludere a priori un prodotto così straordinario. In ogni caso, l’assunzione di lievito di birra è per i soggetti sopra ricordati un’esigenza fondamentale. Il lievito, infatti, è ricco di cromo, un minerale che è indispensabile per l’attività dell’insulina e che nel lievito di birra si trova in una forma particolarmente assimilabile e attiva.

sabato 29 aprile 2017

FEGATO E PRIMAVERA




Esiste nel nostro immaginario collettivo e nella medicina tradizionale e popolare una curiosa relazione tra fegato e primavera. Una relazione che rimane ben salda, nonostante i cambiamenti profondi subiti dal nostro stile di vita che, in molti casi, ha perso quasi del tutto il legame con la terra e con i ritmi della natura. Questa tradizione suggerisce che all’inizio della primavera è opportuno stimolare, aiutare e “disintossicare” il fegato per assicurarsi un altro anno di salute.

Quali sono le origini di questa relazione?
Nessuno ha ancora dimostrato scientificamente che esista quella relazione tra fegato e primavera che la tradizione dà invece per certa. Tuttavia, i risultati della capacità di osservazione di chi ci ha preceduto non sono poi così lontani da quello che la moderna fisiologia afferma in relazione al funzionamento del fegato.
La medicina moderna ci dice che il fegato trasforma gli elementi nutrizionali derivati dalla digestione intestinale (materiali grezzi e non ancora utilizzabili come tali dall’organismo) in sostanze più raffinate (aminoacidi, glucosio, trigliceridi, vitamine, ecc.), rendendole finalmente disponibili per tutte le esigenze del corpo. Una attività che è facilmente assimilabile alla capacità della terra, in primavera, di far nascere nuove piante e, attraverso lo scorrere della linfa vitale, di rigenerare la natura finalmente uscita dalla stasi invernale.
Per questo il fegato viene ritenuto un organo da stimolare proprio all’inizio della primavera.

Come aiutare il fegato
Una certa riduzione della quantità di cibo consumato giornalmente si rivela un primo provvedimento efficace per migliorare la funzionalità epatica. D’altra parte, il digiuno è una tecnica terapeutica di antica tradizione e, in varie forme, è proposta anche da diverse religioni (come, ad esempio, nel periodo quaresimale o durante il ramadan) per propiziare un rinnovamento (una nuova primavera) del corpo e dello spirito.
La natura aiuta anche proponendo in questa stagione una varietà di erbe fresche commestibili (tarassaco, cicoria, papavero, silene, ortica, ecc.) e di germogli (luppolo, vitalba, pungitopo, ecc.). Sono tutte piante delle quali vale la pena di approfittare perché ricche di vitamine, sali minerali, oligoelementi, ormoni vegetali e sostanze stimolanti che costituiscono preziose risorse, necessarie al fegato e all’organismo per far “correre” al meglio le reazione metaboliche, innanzitutto quelle di disintossicazione.

Due importanti aiuti naturali: il lievito di birra e il rosmarino
Il lievito è una fonte straordinaria di vitamine (contiene tutto il complesso B e la vitamina E), è ricchissimo di proteine ad alto valore biologico (circa il 50% del peso secco), apporta all'organismo una notevole quantità di minerali e di oligoelementi (calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, rame, silicio, stagno, alluminio...).
Il lievito è dunque un vero e proprio attivatore del metabolismo, essenziale nel processo di disintossicazione dell’organismo, per stimolarne la vitalità e migliorarne l’adattamento al cambio di stagione. Il lievito si è inoltre dimostrato particolarmente utile nelle steatosi epatiche (quando cioè il fegato contiene un anomalo deposito di grasso). Per la notevole ricchezza in proteine, il lievito deve tuttavia essere escluso dalla dieta di uricemici e gottosi. Le dosi per gli adulti: 6-8 compresse al giorno, durante i pasti. Per i bambini: metà dose.
Il rosmarino, oltre al tradizionale uso gastronomico, può essere impiegato in fitoterapia perché aumenta il flusso biliare ed è quindi utile in caso di insufficienza epatica e quando il fegato è grasso (steatosico). Il rosmarino inoltre favorisce la digestione ed è un buon tonico generale. Potete utilizzarlo in tisana (un cucchiaio di foglie fresche in infusione in una tazza di acqua bollente per 15 minuti; da bere dopo pranzo e dopo cena) oppure sotto forma di estratto idroalcolico (20-25 gocce di Tintura Madre, diluite con un po’ d’acqua tiepida, dopo pranzo e dopo cena) per almeno 30 giorni.

giovedì 29 maggio 2014

LIEVITO E FEGATO

È costituito dal Saccharomyces cerevisiae, un fungo utilizzato per far lievitare l’impasto del pane, dei dolci, di tutti i prodotti da forno e per produrre la birra. Il lievito è una fonte straordinaria di vitamine (contiene tutto il complesso B, la vitamina D2 e la vitamina E), è ricchissimo di proteine ad alto valore biologico (contengono praticamente tutti gli amminoacidi essenziali) e apporta all’organismo una notevole quantità di elementi minerali e di oligoelementi (calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, argento, oro, rame, silicio, stagno, alluminio ecc.). Il lievito è quindi un integratore alimentare indispensabile in moltissime condizioni patologiche, ma anche in tutti quegli stati fisiologici che richiedano un regime alimentare particolarmente curato e ricco di fattori vitali. Il lievito è dunque essenziale nelle intossicazioni epatiche, nelle epatiti croniche, nelle steatosi epatiche, in caso di debolezza generale e di anemia, in gravidanza e allattamento, per sopperire a carenze vitaminiche, per prevenire e curare infezioni e fermentazioni intestinali, in tutti i casi di acne e di dermatosi, per la prevenzione e la cura dell’aterosclerosi, nelle infiammazioni dei nervi, per risolvere una stitichezza o una diarrea. Solamente gli uricemici e i gottosi dovranno escluderlo dalla dieta: la notevole ricchezza in proteine
del lievito potrebbe aggravare le condizioni di questi malati, che già hanno il metabolismo alterato.

Come consumare il lievito di birra

È preferibile utilizzare il lievito di birra disidratato, reperibile in commercio in polvere, scagliette (fiocchi) o compresse. La dose per una persona adulta è di 1 cucchiaio raso di lievito in polvere, oppure colmo se si impiega il lievito in scagliette (quantitativi equivalenti rispettivamente a 4-8 compresse), preso prima di pranzo e prima di cena. Si può cospargerlo sulle verdure e sulle zuppe o scioglierlo in un po’ d’acqua. Per i bambini la dose sarà proporzionalmente ridotta. È opportuno sospendere l’assunzione del lievito per 10 giorni al mese. Attenzione! Il lievito teme la luce e il calore oltre i 45 °C. Se ben conservato in un contenitore chiuso
a temperatura ambiente, il lievito di birra disidratato conserva le sue proprietà per oltre un anno. Il lievito fresco, al contrario, deperisce piuttosto in fretta e si altera in 2 settimane a 15 °C e in soli 6-7 giorni a 22 °C.

(tratto dal mio libro CURE NATURALI DEL FEGATO)