"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
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mercoledì 5 gennaio 2022
mercoledì 16 marzo 2016
DEMENZA, MOVIMENTO, ALIMENTAZIONE
Le demenze e le malattie degenerative del sistema nervoso
centrale sono sempre più frequenti. L’invecchiamento della popolazione ha certamente
una grande importanza (si dice sempre che la vita si è allungata, ma in realtà
è la vecchiaia ad essere ormai molto lunga), ma numerosi studi scientifici
confermano da tempo che il rischio non è uguale per tutti. Chi adotta una dieta
mediterranea e, soprattutto, chi fa una vita attiva ha un rischio inferiore. Una
revisione degli studi (1990-2007) riguardanti la relazione tra attività fisica
e diagnosi di malattie neuro-degenerative (Psychological
Medicine, 2009 Jan;39(1):3-11) ha esaminato 163.797 persone. I livelli più
alti di attività fisica vedevano ridursi il rischio di demenza e di Alzheimer.
Per 1880 anziani di New York residenti in comunità, l’attività
fisica e la dieta mediterranea si associano in modo indipendente con un
minor rischio di Alzheimer. L'azione combinata di attività fisica e di alimentazione
più sana ha spinto la riduzione del rischio fino al 61-67% (Journal of the America Medical Association,Agosto 12, 2009, Vol 302, No.6). Infine, uno studio del 2011 (Archives of
Internal Medicine, 2011 Luglio 25;171(14):1244–1250) esamina
la relazione tra attività fisica e declino cognitivo in donne con età maggiore
di 65 anni con malattie circolatorie o con fattori di rischio vascolari
significativi. Dai risultati emerge che l’attività fisica può migliorare l’età
cognitiva di 5-7 anni.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
venerdì 27 febbraio 2015
SEMI OLEOSI ANCHE IN PRIMAVERA
Capodanno è lontano e la primavera alle porte. C’è ancora
spazio nella nostra razione alimentare per i semi oleosi? La maggioranza dei
nostri concittadini pensa di no. Non per caso i consumi di questi alimenti
hanno un picco annuale durante le feste di fine anno per poi ridursi
drasticamente. Non va bene. Si tratta di alimenti salutari che, nella giusta
quantità, andrebbero consumati giornalmente (o quasi). Uno studio su circa
10mila adulti sani effettuato in Spagna dall’università di Navarra (Public
Health Nutrition, 2012 Oct 23:1-9) ha testimoniato che il consumo regolare di noci, mandorle e
nocciole riduce il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Che cos’è la
sindrome metabolica? È un importante insieme di condizioni cliniche (obesità,
aumento dei trigliceridi, della pressione arteriosa e della glicemia a digiuno,
colesterolo HDL “buono” troppo basso) che favorisce il manifestarsi di
importanti patologie croniche come l’infarto cardiaco, l’ictus, il diabete,
alcuni tumori, la demenza, ecc. La ricerca spagnola ha dimostrato che coloro
che consumano due o più porzioni a settimana di semi oleosi presentano un
rischio di sindrome metabolica ridotto del 32% rispetto a coloro che dichiarano
di non consumarne mai.
In pratica, che significa “porzione” e a quale quantità
corrisponde? In una dieta bilanciata (cioè basata sul consumo prevalente di alimenti
vegetali) devono trovare spazio anche circa 20-30 grammi al giorno di semi
oleosi. Noci e mandorle, tra l’altro, ci ricordano la necessità di masticare. E
non è poco.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
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