E' uscito l'ultimo numero di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di Verona, di cui sono socio. Ci leggete, a pagina 16, un mio contributo su come rimediare agli effetti deleteri dell'immobilità forzata alla quale ci ha costretto la pandemia. Nella pagina successiva trovate la consueta rubrica "Cibo da viaggio", con i miei consigli per preparare e apprezzare al meglio una bevanda assai salutare come il tè. Trovate tutto qui.
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
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lunedì 12 aprile 2021
mercoledì 4 settembre 2019
domenica 3 aprile 2016
ALIMENTARSI IN BICICLETTA A VERONA
Mercoledì 6 aprile 2016 ore 21
presso FIAB-Amici della Bicicletta di Verona
Piazza S. Spirito 13, 37122 Verona
Seconda serata del Corso di cicloturismo
ALIMENTARSI IN BICICLETTA
con il dr. Paolo Pigozzi
Info: 045-800.44.43;
info@amicidellabicicletta.it
mercoledì 16 marzo 2016
DEMENZA, MOVIMENTO, ALIMENTAZIONE
Le demenze e le malattie degenerative del sistema nervoso
centrale sono sempre più frequenti. L’invecchiamento della popolazione ha certamente
una grande importanza (si dice sempre che la vita si è allungata, ma in realtà
è la vecchiaia ad essere ormai molto lunga), ma numerosi studi scientifici
confermano da tempo che il rischio non è uguale per tutti. Chi adotta una dieta
mediterranea e, soprattutto, chi fa una vita attiva ha un rischio inferiore. Una
revisione degli studi (1990-2007) riguardanti la relazione tra attività fisica
e diagnosi di malattie neuro-degenerative (Psychological
Medicine, 2009 Jan;39(1):3-11) ha esaminato 163.797 persone. I livelli più
alti di attività fisica vedevano ridursi il rischio di demenza e di Alzheimer.
Per 1880 anziani di New York residenti in comunità, l’attività
fisica e la dieta mediterranea si associano in modo indipendente con un
minor rischio di Alzheimer. L'azione combinata di attività fisica e di alimentazione
più sana ha spinto la riduzione del rischio fino al 61-67% (Journal of the America Medical Association,Agosto 12, 2009, Vol 302, No.6). Infine, uno studio del 2011 (Archives of
Internal Medicine, 2011 Luglio 25;171(14):1244–1250) esamina
la relazione tra attività fisica e declino cognitivo in donne con età maggiore
di 65 anni con malattie circolatorie o con fattori di rischio vascolari
significativi. Dai risultati emerge che l’attività fisica può migliorare l’età
cognitiva di 5-7 anni.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
giovedì 14 gennaio 2016
ATTIVITA' FISICA E ALIMENTAZIONE A LEGNAGO PER FIAB
Giovedi` 21 gennaio 2016, ore 20,45
Legnago (VR)
Sala Civica di via Matteotti 4
Benefici dell'attivita fisica e corretta alimentazione
Con il dott. Paolo Pigozzi
Benefici dell'attivita fisica e corretta alimentazione
Con il dott. Paolo Pigozzi
medico nutrizionista e socio di FIAB Verona
In questa serata, che segna l’inizio dell’attivita` della nuova sezione “Bassainbici” a Legnago di FIAB Verona Amici della Bicicletta, il dottor Paolo Pigozzi intratterrà i presenti sui rapporti tra benessere psicofisico, corretta alimentazione e un’equilibrata attività motoria.
Info: ANDREA RESTIVO 340.3651285, andrea.restivo@tin.it
MARIA GRAZIA MAZZONI 349.7112226, marymazzoni@hotmail.it
martedì 28 aprile 2015
LA STITICHEZZA
Non
è nemmeno semplice definirla con poche parole, la stitichezza. Figuriamoci curarla.
Questo problema, forse più di altri, merita invece una attenta riflessione. Alla
ricerca delle cause (spesso più d’una) e, una volta che le idee si siano
opportunamente chiarite, per pianificare una necessaria modificazione del
proprio stile di vita. Possibilmente confrontandosi con un medico esperto.
Stitichezza,
dunque è sia una alterazione del ritmo (giornaliero) dell’eliminazione delle
feci sia una eliminazione delle feci che richieda uno sforzo eccessivo. È un
problema con il quale molti si adattano a convivere anche per molti anni,
pensando che la stitichezza sia la normalità. In realtà, la stitichezza merita
di essere affrontata e risolta, se non altro perché può facilitare o
accompagnare l’insorgenza di altri problemi fastidiosi e talvolta importanti
(emorroidi, ragadi anali, appendicite, diverticoli del colon, difficoltà
circolatorie degli arti inferiori, ecc.)
Le
cause
Sono
veramente numerose. Alcune di stretta pertinenza dietetica (scarsità di fibre,
eccesso di proteine animali, carenza di acqua, impoverimento della flora
intestinale), altre relative allo stile di vita (la mancanza di movimento, lo
stress, il consumo di farmaci, l’uso regolare di lassativi irritanti, ecc.).
Spesso, per non dire sempre, diverse cause coesistono nella stessa persona e si
potenziano a vicenda.
La
dieta
Si
deve partire da lì, ovviamente. Con una dieta che sia basata sul
consumo di vegetali e che riduca in modo sensibile gli alimenti di origine
animale. I vegetali (frutta e verdure, ma soprattutto cereali integrali, semi
oleosi e legumi) contengono fibre solubili e non solubili in acqua che, con
modalità diverse, favoriscono la formazione di feci voluminose, morbide e
quindi facilmente eliminabili. Le fibre, inoltre, costituiscono il substrato
ottimale per lo sviluppo e il mantenimento di una equilibrata flora batterica intestinale.
I batteri, attraverso una attività complessa, interagiscono con la formazione
del materiale fecale e, nello stesso tempo, hanno un ruolo fondamentale nella
armonica contrazione del colon e quindi nell’espulsione delle feci. La
disponibilità di acqua all’interno del tubo digerente è naturalmente
fondamentale perché questo delicato meccanismo vada a buon fine. L’abbondanza
di frutta fresca e di verdure crude (alimenti ricchi di acqua) è un buon punto
di partenza. Come anche una presenza regolare in tavola di minestroni e di
passati di verdure. Occorre tuttavia pensare anche a qualche bicchiere di acqua
o di tisana durante la giornata, in modo che l’assunzione di liquidi sia
abbondante.
Il
movimento
La
posizione seduta o, peggio, distesa su un letto determina quasi sempre
stitichezza. Viene infatti a mancare l’importante riflesso ortocolico, che
collega la posizione eretta con il movimento del colon. Per questo l’attività
fisica (anche una semplice camminata giornaliera) è fondamentale per una
corretta funzionalità dell’intestino. Per chi ha difficoltà di movimento, può
essere sufficiente qualche giro attorno al tavolo della cucina, magari dopo
aver fatto colazione. Il riempimento dello stomaco attiva infatti un altro
importante riflesso, quello gastrocolico: per questo molti vanno al bagno
subito dopo aver mangiato.
Attenzione
ai farmaci e ai lassativi
Molti
dei farmaci comunemente prescritti (oltre 500) producono come frequente effetto
collaterale la stitichezza. I lassativi, anche quelli sostanzialmente privi di
controindicazioni come quelli che agiscono con effetto osmotico (l’idrossido di
magnesio o il lattulosio, ad esempio, trattengono l’acqua all’interno
dell’intestino, favorendo l’evacuazione di feci molli), tendono a perdere nel
tempo la loro efficacia. Va peggio per i lassativi irritanti (anche vegetali
come senna, frangula, cascara, ecc.) che funzionano proprio perché irritanti.
Con il rischio, a lungo andare, di alterare perfino il sistema nervoso che
regola le armoniche contrazioni dell’intestino. E allora addio al buon
funzionamento dello stesso. D’altra parte, lo svuotamento dell’intestino
provocato dai lassativi non può generalmente ripristinare una regolare
defecazione giornaliera. L’intestino, infatti, per produrre una nuova
defecazione ha bisogno di essere riempito di scorie. La qual cosa richiede
spesso qualche giorno. Nel frattempo lo stimolo della defecazione non viene
prodotto. Si instaura, in definitiva, un circolo vizioso per cui,
paradossalmente (ma non tanto), l’uso regolare di lassativi è esso stesso causa
di stitichezza.
Crusca
sì, crusca no
La
crusca, composta prevalentemente da fibre non solubili in acqua (cioè assorbono
l’acqua e si gonfiano, aumentando di volume, ma non si sciolgono nei liquidi),
è senz’altro uno strumento che può, in molti casi, risolvere una stitichezza.
Tuttavia, l’assunzione di crusca separata dagli alimenti che naturalmente la
contengono (i cereali integrali) può facilmente far superare la quantità di
fibre non solubili che l’intestino stitico riesce a sopportare. Producendo in
tal modo un notevole aumento dei fenomeni fermentativi (pancia gonfia) e
talvolta qualche fenomeno irritativo più consistente (mal di pancia). Inoltre,
se le cospicue assunzioni di crusca non sono associate all’ingestione di
abbondanti quantità di liquidi esiste il rischio concreto che la crusca, non adeguatamente
idratata, si trasformi in un vero e proprio “tappo”. Che ottiene,
paradossalmente, l’effetto contrario a quello ricercato.
Per
tutti questi motivi, per quanto riguarda l’assunzione di fibre consiglio di:
- Consumare la crusca nella quantità e nelle proporzioni previste dalla natura. Questo è molto facile e semplice se si mangiano regolarmente i cereali in forma integrale: pane e pasta integrali, riso integrale, ecc.
- Assumere di preferenza fibre idrosolubili: si tratta di fibre speciali, contenute anche nei cereali e nei legumi, ma abbondanti soprattutto nella frutta, negli ortaggi e in modo particolare in alcuni semi (lino, psillio). Queste fibre, a contatto con l’acqua non si gonfiano (come la crusca), ma si trasformano in un morbido gel che fa aumentare la quantità di acqua nelle feci, rendendole voluminose e, nello stesso tempo, anche morbide e facili da eliminare. Inoltre, il gel formato dalle fibre idrosolubili, quando arriva in contatto con il rivestimento interno del tubo digerente, esercita anche un effetto disinfiammante (paragonabile a quanto succede quando applichiamo un gel sulla pelle arrossata), prezioso per gli intestini stitici che, quasi sempre, sono anche molto irritati.
I
semi di lino o di psillio vanno messi a bagno in acqua (uno o due cucchiai per
tazza) per tutta la notte. Il giorno dopo si sarà formata nella tazza una
gelatina che va bevuta (possibilmente, ma non necessariamente, assieme ai
semi). È possibile ripetere l’assunzione di questa preparazione senza alcun
problema anche giornalmente per molti mesi.
Le
regole d’oro
La stitichezza
non va semplicisticamente affrontata cercando pozioni o pillole miracolose che
sostituiscano i lassativi farmacologici. Si tratta piuttosto di modificare vari
aspetti del proprio stile di vita che possono influire sul problema. In
particolare:
- Cercate di sospendere con una certa rapidità l’assunzione di sostanze lassative irritanti (anche se di origine vegetale).
- Assumete giornalmente semi di lino e di psillio (vedi box sulla crusca).
- Consumate ogni giorno 4-5 porzioni di frutta fresca e verdure (preferibilmente crude).
- Mangiate regolarmente cereali integrali e piccole porzioni (2-3 cucchiai) di legumi ben cotti (eventualmente passati) e ben masticati.
- Riducete decisamente la quantità di proteine animali (carne, formaggi, uova), che potete sostituire con legumi e circa 30 grammi al giorno di mandorle o noci.
- Bevete ogni giorno, preferibilmente lontano dai pasti, almeno 1/1,5 litri di liquidi. Acqua, ma anche tisane, brodi di verdure, centrifugati di ortaggi freschi.
- Camminate ogni giorno almeno un’ora: il movimento attiva la motilità intestinale.
La
dieta per la stitichezza
Ecco
una proposta dietetica per chi voglia allontanarsi dalla stitichezza, da
adottare per almeno 20 giorni. Occorre precisare che una buona dieta (pur
indispensabile) non è talvolta sufficiente, ma va accompagnata da una opportuna
fitoterapia e da altri provvedimenti che il medico esperto saprà consigliare.
Al
risveglio
Bevete
un bicchiere d’acqua (anche tiepida)
Prima
colazione
Latte
vegetale con muesli, frutta fresca e 10 mandorle
A
metà mattino
Un
frutto
Pranzo
Un
abbondante antipasto di verdure crude
Un
piatto di cereali integrali, preferibilmente in chicco (riso, farro, orzo, miglio,
ecc.) conditi con verdure stufate
Una
porzione di legumi (2-3 cucchiai)
Nel
pomeriggio
Uno
yogurt bianco con l’aggiunta di frutta fresca
Cena
Un
antipasto di verdure crude
Uno
o due contorni di verdure cotte
Pane
integrale
Un
alimento a scelta tra:
- Minestrone con legumi e fiocchi di avena o orzo
- Tofu (“formaggio” di soia)
- Seitan (proteine del frumento)
- Pizza integrale con pomodoro e verdure (senza formaggio)
- Polpettone di legumi e cereali (vedi ricetta)
LA RICETTA
Polpettone
di lenticchie e riso integrale
200 g di lenticchie secche
1 bicchiere di riso integrale
2 cucchiai di lievito in scaglie
1 cucchiaio di pangrattato
1 carota
2 cipolle
1 spicchio d’aglio
1 bicchiere di riso integrale
2 cucchiai di lievito in scaglie
1 cucchiaio di pangrattato
1 carota
2 cipolle
1 spicchio d’aglio
1 rametto di rosmarino
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di semi di
cumino
sale
olio extra vergine d’oliva
olio extra vergine d’oliva
In
una pentola mettete 2 cucchiai d’olio, le cipolle, l’aglio e il rosmarino
tritati e fate stufare per qualche minuto. Aggiungete le lenticchie (preventivamente
messe a bagno per 8 ore e scolate) e la carota tritata. Aggiungete 3 bicchieri
d’acqua e fate cuocere per un’ora. Se serve aggiungete ancora un po’ di acqua
calda, ma tenete conta che alla fine la preparazione dovrà risultare piuttosto
asciutta. Alla fine della cottura lasciate raffreddare. Nel frattempo fate
cuocere il riso integrale per 70 minuti in 2,5 bicchieri d’acqua. Aggiungete alla
crema di lenticchie il riso, il lievito e il pane grattugiato, salate,
insaporite con gli aromi e frullate tutto con il mixer a immersione. Su un
foglio di carta da forno versate il composto e chiudete il tutto a caramella
ottenendo la forma del polpettone. Lasciate in frigorifero per un’oretta.
Aprite la carta, pennellate la superficie del polpettone con un paio di
cucchiai d’olio e mettete in forno per 40 minuti a 180 gradi. Fate
raffreddare completamente prima di tagliarlo a fette. Potete adagiare le fette
su un letto di lattughino condito con olio, sale e limone.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
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mercoledì 10 dicembre 2014
BIGOLOTO COI POMI PER CICLISTI
Sull'ultimo numero di Ruotalibera, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta
di Verona (di cui sono socio), potete leggere la mia proposta per una
eccellente e sana merenda durante una gita in bicicletta (sì, anche in questa stagione!). La trovate a
pagina 17.
.
martedì 17 giugno 2014
RISO INTEGRALE E ALTRO
Qualche tempo fa ho partecipato ad una giornata di studio su
“Alimentazione e salute”. I relatori erano ricercatori delle università di
Verona, Modena, Bologna, Firenze, ecc. Ho imparato cose nuove e ho avuto ulteriori
conferme scientifiche su questioni già note. Che vorrei condividere con voi,
semplicemente trascrivendo alcuni miei appunti.
La parte più esterna del chicco dei cereali (quella che viene eliminata
con la raffinazione) contiene più sostanze antiossidanti dei frutti rossi. I
frutti rossi (o piccoli frutti) sono considerati una delle fonti più abbondanti
di sostanze protettive.
Il riso nero e quello rosso sono i campioni per contenuto di sostanze
antiossidanti, in particolare di antociani (presenti anche nelle bucce
dell’uva, soprattutto nera). Sono contento anche perché da qualche tempo ho
preso l’abitudine di aggiungere al riso integrale il 25-30% di riso nero.
Gli alimenti lattofermentati hanno un ruolo molto importante nel
mantenimento dell’equilibrio della flora batterica intestinale. A questo
proposito, sono stati citati espressamente, (oltre all’arcinoto yogurt) i
tradizionali derivati fermentati della soia: tamari, shoyu, miso.
La celiachia e l’intolleranza al glutine non sono definibili in modo rigido,
trattandosi di sindromi (cioè di un insieme di sintomi/disturbi) che dipendono
per il loro manifestarsi da cause genetiche, ma anche da altri fattori (stile
di vita, ambiente) che favoriscono (o impediscono) ai geni di manifestare le
loro informazioni. In effetti la celiachia, contrariamente a quanto si pensava
un tempo, si può manifestare a qualsiasi età. Questo significa semplicemente
che la presenza del gene specifico non è sufficiente per provocare la malattia,
ma servono altri fattori che ne consentano l’attività. E che sul lungo periodo
uno stile di vita adeguato/inadeguato fa in realtà la differenza.
Sempre a proposito di glutine, la lunghezza della fermentazione nella
preparazione del pane ne migliora la digeribilità e la tolleranza da parte della
parete intestinale e del sistema immunitario. Bene dunque la lievitazione con
pasta acida (12-18 ore), male quella troppo rapida con lievito di birra (1-2
ore).
Siamo fatti più di batteri che di cellule. Infatti nel nostro corpo ci
sono da 10mila a 100mila miliardi di cellule e, nello stesso tempo, ospitiamo
una quantità da 10 a 20 volte superiore di batteri. Che ci tengono vivi. Grazie
batteri.
Per finire, la mancanza di movimento provoca nel mondo più morti che il
fumo di sigaretta.
A proposito di lievitazioni lunghe, ecco una semplice schiacciata che
darà il meglio di sé dopo almeno una notte di lenta fermentazione.
Schiacciata di farro con capperi, olive e
rosmarino (circa 4 porzioni)
400 g di farina di farro
semintegrale
200 g di lievito madre
350 g di acqua
15 olive snocciolate
2 cucchiai di capperi sotto sale
1 cucchiaio di rosmarino fresco
tritato
4 cucchiai di olio extravergine
d’oliva
1 cucchiaino di sale fino
Impastate la farina con il lievito madre e l’acqua. Otterrete una palla
morbida. Mettetela in una ciotola capiente, coperta da un panno umido. Fate
lievitare nel forno spento per 12 ore (una notte). Il mattino dopo, riprendete
l’impasto, unite il sale, 3 cucchiai d’olio e il rosmarino e impastate
nuovamente. Coprite la teglia con carta forno, disponete l’impasto e lasciare
lievitare ancora per dieci minuti. Scaldate il forno a 180 °C (mettete nel
forno una scodella con dell’acqua: renderà l’ambiente più umido e favorirà la
cottura). Spargete sulla pasta le olive snocciolate e i capperi dissalati e
fate cuocere per 20 minuti. Sfornate e cospargete la superficie della
schiacciata con un cucchiaio d’olio.
(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)
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