giovedì 29 maggio 2014

LIEVITO E FEGATO

È costituito dal Saccharomyces cerevisiae, un fungo utilizzato per far lievitare l’impasto del pane, dei dolci, di tutti i prodotti da forno e per produrre la birra. Il lievito è una fonte straordinaria di vitamine (contiene tutto il complesso B, la vitamina D2 e la vitamina E), è ricchissimo di proteine ad alto valore biologico (contengono praticamente tutti gli amminoacidi essenziali) e apporta all’organismo una notevole quantità di elementi minerali e di oligoelementi (calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, argento, oro, rame, silicio, stagno, alluminio ecc.). Il lievito è quindi un integratore alimentare indispensabile in moltissime condizioni patologiche, ma anche in tutti quegli stati fisiologici che richiedano un regime alimentare particolarmente curato e ricco di fattori vitali. Il lievito è dunque essenziale nelle intossicazioni epatiche, nelle epatiti croniche, nelle steatosi epatiche, in caso di debolezza generale e di anemia, in gravidanza e allattamento, per sopperire a carenze vitaminiche, per prevenire e curare infezioni e fermentazioni intestinali, in tutti i casi di acne e di dermatosi, per la prevenzione e la cura dell’aterosclerosi, nelle infiammazioni dei nervi, per risolvere una stitichezza o una diarrea. Solamente gli uricemici e i gottosi dovranno escluderlo dalla dieta: la notevole ricchezza in proteine
del lievito potrebbe aggravare le condizioni di questi malati, che già hanno il metabolismo alterato.

Come consumare il lievito di birra

È preferibile utilizzare il lievito di birra disidratato, reperibile in commercio in polvere, scagliette (fiocchi) o compresse. La dose per una persona adulta è di 1 cucchiaio raso di lievito in polvere, oppure colmo se si impiega il lievito in scagliette (quantitativi equivalenti rispettivamente a 4-8 compresse), preso prima di pranzo e prima di cena. Si può cospargerlo sulle verdure e sulle zuppe o scioglierlo in un po’ d’acqua. Per i bambini la dose sarà proporzionalmente ridotta. È opportuno sospendere l’assunzione del lievito per 10 giorni al mese. Attenzione! Il lievito teme la luce e il calore oltre i 45 °C. Se ben conservato in un contenitore chiuso
a temperatura ambiente, il lievito di birra disidratato conserva le sue proprietà per oltre un anno. Il lievito fresco, al contrario, deperisce piuttosto in fretta e si altera in 2 settimane a 15 °C e in soli 6-7 giorni a 22 °C.

(tratto dal mio libro CURE NATURALI DEL FEGATO)

giovedì 22 maggio 2014

PER IL FEGATO, CAMBIARE STILE

C’è uno spazio, nella terapia dei disturbi epatici, per tecniche terapeutiche poco aggressive come la fitoterapia, l’omeopatia, l’idrofangoterapia, l’oligoterapia e una alimentazione specifica? Sicuramente sì, e per due buone ragioni.
Prima di tutto, la terapia che la medicina moderna propone per molte patologie epatiche, in diversi casi non dà risposte completamente soddisfacenti. E quindi, soprattutto chi soffre di epatite cronica cerca giustamente anche altre possibilità di cura. Magari non tanto per sostituire i farmaci proposti dal medico di fiducia, ma
semplicemente per affiancare (e sperabilmente potenziare) la terapia già in atto. O anche solo per limitarne gli effetti collaterali. In secondo luogo, molti dei disturbi che solitamente vengono addebitati a un “cattivo funzionamento” del fegato (come le difficoltà digestive sopra citate oppure l’insorgenza di irritazioni e impurità della pelle) non sono efficacemente affrontabili con una semplice terapia farmacologica, che quasi sempre si limita a ridurre o eliminare i sintomi più fastidiosi. In questi casi è molto più utile cercare di andare
alla radice dei problemi modificando, ad esempio, il proprio stile di vita (cioè le abitudini alimentari, l’attività fisica, l’eventuale uso improprio e eccessivo di farmaci ecc.). In questo contesto, alcuni provvedimenti come il consumo di particolari alimenti, l’uso di erbe medicinali appropriate, l’impiego dell’acqua secondo le regole codificate dalla tecnica idroterapica, l’attività fisica regolare possono avere non solo una valenza terapeutica,
ma contribuire a mantenere il più a lungo possibile l’efficienza del fegato. In altre parole, una buona funzionalità epatica è il fulcro della prevenzione.

(tratto dal mio libro CURE NATURALI DEL FEGATO)

mercoledì 14 maggio 2014

LA BICI E I COSTI DELLA SANITA'


Courtesy Cicli Pigozzi

Andare in bici (e camminare) fa bene alla salute. I lettori lo sanno, è cosa nota e scientificamente misurata. Meno indagati e conosciuti sono gli effetti di queste buone abitudini sui costi sanitari. Un tema assai interessante, in tempi nei quali la parola d’ordine (anche per il sistema sanitario pubblico) è quella del taglio delle risorse. Sono da conoscere i risultati di specifiche ricerche effettuate in Inghilterra e nel Galles (Lancet, 2012 Jun 9;379(9832):2198-205). Sono stati studiati, in particolare, gli effetti dell’uso della bicicletta e della camminata sui costi generati da sette malattie associate con la sedentarietà: diabete, cancro della mammella e del colon, demenza, malattie cerebrovascolari, depressione e cardiopatia ischemica. Ebbene, se una sia pur modesta pratica quotidiana (3,4 km di bicicletta o 1,6 km di cammino) fosse generalizzata, il sistema sanitario inglese risparmierebbe circa 17 miliardi di sterline l'anno (più di 20 miliardi di euro). Se si calcolassero anche altri effetti correlati (come la riduzione dell'inquinamento e dell’obesità, ad esempio), occorrerebbe aggiungere il risparmio di altri 2,5 miliardi di euro. 
L'impressione è che chi ci governa, sulla questione dei costi della sanità, abbia altro per la testa. In tempi difficili, farebbe bene invece a tener conto di questi dati.

(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)


venerdì 9 maggio 2014

L'INSALATA EXTRA



Alcuni interventi delle autorità sanitarie e i risultati di nuove ricerche scientifiche sui vantaggi prodotti dal
consumo di ortaggi ci danno l’occasione per riparlare delle insalate. Tra l’altro, questa è proprio la stagione giusta per farlo. Dopo i mesi freddi, infatti, questo piatto si arricchisce progressivamente di sapori e di profumi per diventare, durante l’estate, una vera e propria colonna portante dell’alimentazione giornaliera.
Ricordiamo innanzitutto ricordare che già dal novembre 2003 l'Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO hanno annunciato l’avvio di una strategia per promuovere i consumi di verdura e frutta. Queste due organizzazioni hanno infatti stimato che bassi consumi di verdura e di frutta siano responsabili di circa 2.7 milioni di morti all'anno, collocandosi tra i 10 principali fattori di rischio di morte. In quella occasione il Dr. Pekka Puska, Direttore per l'OMS per la Prevenzione delle Malattie Non Trasmissibili e per la Promozione della Salute aveva dichiarato: "Esiste una forte e crescente evidenza che idonee assunzioni di frutta e verdura contribuiscano a prevenire molte malattie e che siano in grado di promuovere un migliore stato di salute".
Le malattie non trasmissibili (come, ad esempio, le malattie cardiovascolari, il diabete dell’adulto, l'obesità e certi tipi di tumore) sono responsabili di circa il 60% delle morti globali e del 45% di tutte le malattie. Gli esperti della FAO e dell’OMS raccomandano il consumo di almeno 400 g di frutta e verdura al giorno (escluse le patate) per la prevenzione delle malattie croniche.

I caroteni vogliono i grassi
Alcune tra le sostanze più interessanti contenute nei vegetali sono certamente i caroteni. Responsabili della colorazione gialla, rossa, arancio e blu di molti ortaggi, i caroteni non sono solo i precursori della vitamina A, ma svolgono anche un indispensabile ruolo antiossidante e di protezione di tutto l’organismo nei confronti delle malattie croniche e degenerative (sulla rivista online Stroke del 3 giugno 2004 si conferma, tra l’altro, The American Journal of Clinical Nutrition,2004;80(2):396-403 che hanno dimostrato che l’assimilazione intestinale dei caroteni (carotene, beta-carotene, licopene) è maggiore quando gli ortaggi sono conditi adeguatamente con olio. Lo studio non lo dice, ma siamo autorizzati a pensare che lo stesso effetto positivo si possa produrre anche quando l’insalata è arricchita con altri alimenti che contengono grassi come, ad esempio, le noci, le mandorle, i semi di girasole o i pinoli. Una conferma che una alimentazione equilibrata che voglia essere il punto di forza di uno stile di vita salutare non può escludere certe categorie di nutrienti come i grassi. Si tratterà piuttosto di valutarne attentamente la qualità, la composizione biochimica e la quantità in funzione delle esigenze del proprio organismo.
che l'aumento del livello ematico di caroteni e l'assunzione di frutta e verdura sono associati alla riduzione del rischio di ictus). Si comprende allora quanto siano interessanti i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista

Il verde è salute
Sulla rivista Journalof National Cancer Institute 2003;95:1404-1413 si prende atto che la maggior parte dei tumori esofagei e gastrici sono collegati a pochi fattori di rischio. Lo scarso consumo di verdura e di frutta (assieme ad altre cause spesso collegate come obesità, fumo, alcol e reflusso gastroesofageo) spiegano dal 41 al 90% dei tumori dell’esofago e dello stomaco.
Una patologia poco conosciuta, ma che costituisce una condizione stressante che influenza la qualità della vita di molte donne è l’endometriosi. In questo disturbo, la presenza di tessuto uterino al di fuori dell’utero stesso determina sintomi importanti come mestruazioni notevolmente disturbate, dolori pelvici, mal di schiena e perfino occlusioni intestinali. Ebbene, l'assunzione con la dieta di verdura e di frutta sembra proteggere contro l'endometriosi, mentre il consumo di carne e prosciutto sembra aumentarne il rischio. Come riportato sulla rivista specialistica Human Reproduction2004;19:1755-1759, una dieta sana potrebbe portare l’incidenza dell'endometriosi dal 5% al 3-4%, con una diminuzione stimata di 200 mila casi in Italia (e 800 mila in Europa).

Quando consumare le insalate crude?
Molti mangiano l’insalata cruda all’inizio del pasto. E fanno bene, perché in questo modo è più facile mangiarne una quantità più adeguata ai fabbisogni dell’organismo. Dal punto di vista storico-culturale, inoltre, questa abitudine non è affatto scopiazzata dalle tavole francesi (che servono le crudités come antipasto), ma ha solide radici nelle consuetudini alimentari italiane. Giovanni Rebora, storico dell'Università di Genova, in una sua pubblicazione propone una interessante interpretazione della parola insalata. Durante il Medioevo, dice Rebora, in Toscana il piatto di ortaggi crudi si chiamava camangiare, cioè messo a capo (all'inizio) del mangiare, mentre in Liguria era detto incisame che significava semplicemente incominciamo. Insalata, dunque, come piatto che introduce (che conduce dentro) il pasto. A conferma che l'abitudine di iniziare il pasto con un’insalata cruda è stata per secoli la tranquilla e salutare consuetudine di molti italiani.

Cruda o cotta?
Si tratta di una vecchia questione, la cui risposta dipende  spesso non da dati scientifici, ma dal tipo di corrente filosofico-nutrizionale di riferimento. Sulla rivista Cancer Epidemiology Biomarkers andPrevention 2004 Sep;13(9):1422-35 è stata pubblicata una rassegna della letteratura medica dal 1994 al 2003 che esamina se le due modalità di assunzione della verdura (cruda o cotta) siano in grado di influenzare il rischio di cancro in modo differente.
Molti studi hanno evidenziato che la verdura, sia cotta che cruda, riduce il rischio di parecchi tipi di cancro. I risultati più convincenti a favore della verdura cruda sono stati trovati per il tumore del cavo orale, della faringe, della laringe, dell’esofago e dello stomaco. Negli studi concernenti il tumore della mammella, del polmone e del colon-retto non è stato possibile attribuire il vantaggio alla verdura cruda o a quella cotta. I ricercatori hanno concluso che il consumo di verdura, sia cotta sia cruda, va raccomandato perché è sicuramente correlato con la diminuzione del rischio di molti tipi di cancro e che queste correlazioni (almeno per i tipi di tumore ricordati) sembrano comunque essere più forti per la verdura cruda che per quella cotta.

RICETTE

Alcune ricette (tutte previste per 4 persone) richiedono l’inserimento di erbe selvatiche. I veri intenditori e gli appassionati hanno iniziato la raccolta di piante spontanee commestibili già da diverse settimane e proseguiranno fino all’autunno. Se volete cimentarvi in questa appassionante e salutare attività, rispettate alcune condizioni:
1. raccogliete solamente le piante che riconoscete con assoluta certezza;
2. tenetevi lontano da campi coltivati, frutteti, bordi delle strade, corsi d’acqua: per motivi diversi possono facilmente essere luoghi inquinati;
3. non raccogliete più del vostro fabbisogno e rispettate le piante se volete approfittare ancora dei loro doni.

Insalata dei campi
2 manciate di foglie giovani di tarassaco, 2 ciuffi di finocchio selvatico, un mazzetto di erba cipollina, una manciata di foglie di piantaggine, 10 foglie di menta, 5 fiori di calendula, olio extra vergine d’oliva, succo di limone, sale, pepe

Pulite le erbe e lavatele molto rapidamente. Scolatele e riunitele in una terrina. Condite e mescolate bene. Prima di servire, decorate con i petali di calendula.

Insalata di piantaggine e mozzarella
2 manciate di foglie tenere di piantaggine, qualche foglietta di tarassaco, 5 fiori di malva, un cucchiaio di capperi, 400 g di mozzarella di bufala, olio extra vergine d’oliva, succo di limone, sale, pepe

Pulite e lavate le erbe, asciugatele e unitele alla mozzarella e ai capperi in una capace zuppiera. Condite e mescolate per bene. Una fetta di buon pane integrale trasforma questa insalata in un piatto unico completo.

Peperoni per antipasto
Un peperone giallo, un peperone rosso, succo di un limone, olio extra vergine d’oliva, un cucchiaio di prezzemolo tritato, sale, pepe

Lavate e mondate i peperoni, tagliateli a strisce finissime e metteteli a macerare per un’ora con il succo di limone. Passato questo tempo, condite con olio, sale, pepe, mescolate e lasciate riposare ancora per 10 minuti. Prima di portare in tavola cospargete con il prezzemolo.

Spinaci novelli in insalata
3 belle manciate di spinaci novelli piccoli, 2 cipollotti freschi, olio extra vergine d’oliva, sale, pepe

Scegliete piantine di spinaci con foglie di piccola dimensione. Lavatele accuratamente, scolatele, spezzettatele se necessario. Affettate i cipollotti, uniteli agli spinaci, condite e assaporate questa delizia. È probabilmente uno dei modi migliori per consumare questo ortaggio.

Macedonia di ortaggi allo yogurt
3 pomodori, 2 zucchine piccole e fresche, un peperone verde, un cipollotto novello, una tazza di yogurt bianco, 4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva, succo di limone, sale, pepe, origano

Per prima cosa affettate molto sottilmente le zucchine, conditele con succo di limone, sale e un po’ d’olio e lasciatele macerare per 10 minuti. Tagliate a cubetti pomodori e peperone e metteteli in una terrina. Unitevi tutti gli ingredienti e mescolate delicatamente.

(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)

lunedì 5 maggio 2014

BIMBIMBICI 2014

Domenica 11 maggio 2014 parteciperò volentieri come volontario alla 15esima edizione di Bimbimbici, la tradizionale e gioiosa pedalata promossa dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) allo scopo di affermare il tema della sicurezza dei più piccoli negli spostamenti quotidiani. Momento di crescita autonoma e formazione civica, occasione per un percorso educativo, rispettoso dell’ambiente e dei diritti di tutti.L'anno scorso sono state coinvolte 250 città e 70mila persone.
Altre informazioni qui, qui e qui.

martedì 29 aprile 2014

DIETA VEGETARIANA PER I BAMBINI



La dieta vegetariana è adatta per gli organismi in crescita come bambini e adolescenti? Si tratta di un tema che interessa molti genitori ed educatori, visto che in Italia si calcola che dai 6 ai 10 milioni di persone siano vegetariane o comunque abbiano ridotto fortemente il consumo di carne e pesce. Inchieste e servizi giornalistici talvolta, invece di informare e di rassicurare (anche sulla scorta di una mole ormai imponente di studi scientifici su questo tema), risvegliano inquietudini e perplessità circa improbabili carenze alle quali sarebbero soggetti bambini e adolescenti vegetariani. In realtà, tra pediatri, medici e nutrizionisti (almeno tra quelli che si mantengono aggiornati e che ragionano senza pregiudizi) si respira una certa aria di tranquillità. La dieta latto-ovo-vegetariana è infatti da tempo considerata perfettamente adatta alle esigenze nutrizionali della specie umana in tutte le fasi della vita, dall’infanzia alla maturità e fino alla vecchiaia.

L’ADA è favorevole
È ben conosciuta la posizione dell’American Dietetic Association-ADA favorevole alla dieta vegetariana. L’ADA è la principale organizzazione dei professionisti dell'alimentazione e della nutrizione degli Stati Uniti ed è una tra le più autorevoli al mondo. Una posizione, quella dell’ADA, non ideologica, ma basata sull’attenta valutazione degli ormai numerosissimi studi scientifici che testimoniano la validità della dieta vegetariana in ogni fase della vita. È inoltre convinzione dell’ADA che anche la dieta vegana (la quale esclude, oltre alla carne e al pesce, anche tutti gli alimenti di origine animale come latte, formaggi e uova), pur con qualche attenzione a possibili carenze, possa essere proposta senza problemi a bambini e adolescenti. Se volete leggere la versione italiana del documento dell’ADA (Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets; pubblicato sulla rivista scientifica Journal of American Dietetic Association 2003;103:748-765) potete andare sul sito www.scienzavegetariana.it

I dubbi
Nonostante le conferme scientifiche siano ormai evidenti, sulla dieta latto-ovo-vegetariana sono diffuse alcune perplessità e qualche pregiudizio, soprattutto quando è proposta ai bambini e ai soggetti in crescita. Perplessità e pregiudizi sostanzialmente infondati, come vedremo. Mentre invece la proposta vegana, una scelta assolutamente rispettabile dal punto di vista etico e ambientale, se proposta a bambini e adolescenti rischia di esporre a qualche carenza, in particolare di vitamina B12. Tuttavia a questo proposito l’ADA, nel documento citato, afferma espressamente che “Le diete vegane ben bilanciate ed altri tipi di diete vegetariane risultano appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia ed adolescenza”.

Una dieta ben bilanciata
Che significa “dieta ben bilanciata”? Semplice: che la scelta di adottare una dieta vegetariana o vegana per voi e i vostri figli è vostra e solo vostra. La farete per motivazioni etiche (rispetto degli altri esseri viventi), salutari (assicura benessere e riduce il rischio per molte patologie croniche e degenerative), ambientali (la produzione di carne mediante allevamenti intensivi è ad altissimo impatto ambientale) e per molte altre vostre e personalissime ragioni. Fatto questo, tuttavia, per non commettere errori dovuti a disinformazione e errate convinzioni, è indispensabile che vi confrontiate con un medico esperto in questo tipo di alimentazione (ne trovate un lungo elenco sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV www.scienzavegetariana.it). Questi professionisti sapranno consigliarvi al meglio con competenza e chiarire i vostri dubbi, anche con pareri scientificamente fondati. Vediamone alcuni.

È vero che se mio figlio non mangia la carne, rischia una carenza di proteine?

No. L’affermazione che la carne sia una fonte proteica ha ovviamente un qualche fondamento (la carne contiene circa il 18% di proteine). Tuttavia, la trasformazione in un principio assoluto (“se hai bisogno di proteine devi mangiare la carne”) cozza contro molte evidenze scientifiche. Quello appena enunciato è un principio che ha sostanzialmente governato indisturbato per molti decenni la scienza dell’alimentazione e che si è rivelato del tutto falso. Ad esempio, i derivati del latte e le uova (alimenti consumati in una dieta vegetariana) contengono proteine di qualità eccellente e migliore (le uova) di quelle della carne. E i vegani, che non mangiano latte e uova? In realtà, a patto che gli alimenti vegetali (cereali integrali, legumi, semi oleosi) vengano consumati in modo variato e che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali sono perfettamente in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali. Caso mai, come suggerisce l’ADA, la più bassa assimilabilità delle proteine vegetali deve far aumentare la razione proteica dei bambini vegani del 30-35% dallo svezzamento fino all'età di 2 anni, del 20-30% per i bambini di età compresa fra i 2 ed i 6 anni, e del 15-20% al di sopra dei 6 anni di età.
Si tenga conto che le proteine della soia sono in grado di soddisfare il fabbisogno proteico esattamente come le proteine animali. Nel piatto dei bambini la soia ci può arrivare sotto forma di legume ben cotto e passato, di tofu (“formaggio” di soia), di miso (pasta fermentata di soia e cereali, da aggiungere in piccola quantità a zuppe e minestre), di farina di soia da integrare nell’impasto della pizza, dei biscotti e del pane preparati in casa. Abbiate cura anche di proporre giornalmente a bambini e ragazzi i semi oleosi (noci, mandorle, nocciole, ecc.), ricchi di proteine (15-20%): si tratta di alimenti generalmente graditi, facili da consumare e che possono arricchire la prima colazione, completare un piatto di cereali, sostituire snack poco salutari.

È vero che se non propongo ai miei figli la carne, non avranno abbastanza ferro nell’organismo e rischieranno di diventare anemici?

Anche a questa domanda possiamo rispondere con un no. È effettivamente vero che l’assorbimento intestinale del ferro, nelle diete basate in gran parte o esclusivamente sui vegetali, può essere un passaggio critico. I vegetali contengono un tipo di ferro molto più sensibile di quello contenuto nella carne sia alle sostanze che inibiscono che a quelle che ne facilitano l'assorbimento. Le fibre vegetali (e i fitati contenuti), il calcio, il tè e il caffè ostacolano l’assorbimento del ferro. La vitamina C ed altri acidi organici presenti nella frutta e nella verdura, al contrario, ne aumentano l'assorbimento e, di fatto, compensano l’effetto dei fitati. Per non spaventarsi inutilmente è bene in ogni caso tener conto che l’aumento del consumo di fibre e fitati (sotto forma di legumi, ad esempio) è sempre accompagnato da un aumento dell’introduzione di ferro contenuto in questi alimenti; che alcune pratiche riducono la presenza dei fitati negli alimenti (la trasformazione dei semi in germogli, la fermentazione lenta del pane e della soia); che le verdure crude e la frutta, abbondanti nelle diete vegetariane, apportano vitamina C e acidi organici che aumentano l’assorbimento del minerale. In definitiva, nonostante il numero di anemici da carenza di ferro tra i vegetariani e i non-vegetariani sia sostanzialmente identico, è tuttavia prudente che i bambini (e adulti) vegetariani e vegani consumino regolarmente alimenti ricchi di ferro (ad esempio: germe di grano, fagioli, lenticchie, basilico, ceci, albicocche secche, farina di avena, prezzemolo, miglio, noci, ecc.). Un ultimo consiglio per i genitori con figli piccoli. Evitate di proporre ai neonati e ai bambini almeno fino ai 3 anni di età cibi ad alto contenuto di fibre e di crusca come i cereali integrali. Meglio per loro consumare i cereali raffinati, per mantenere elevati l’apporto energetico e l’assimilazione intestinale dei minerali presenti nei legumi e nelle verdure, ferro compreso.

Latte e formaggi sono ricchi di calcio. Chi non ne mangia ogni giorno compromette la crescita dell’organismo e aumenta il rischio futuro di osteoporosi?

L’introduzione di calcio nei latto-ovo-vegetariani è paragonabile a quella dei non-vegetariani e il problema, da questo punto di vista, non si pone nemmeno. Nella dieta vegana, invece, il consumo di calcio tende ad essere più basso delle dosi raccomandate. Tuttavia, è sbagliato affrontare il problema della presenza di calcio nell’organismo tenendo in considerazione solo le entrate. Occorre valutare attentamente anche le perdite di calcio dall’organismo. Le quali, se elevate, vanificano gli effetti positivi di una dieta ricca di questo importante minerale. È noto, ad esempio, che una dieta sovrabbondante di proteine animali (carne, pesce, uova e perfino formaggi) favorisce l’eliminazione del calcio dall’organismo. Lo stesso succede se si consumano regolarmente alimenti troppo ricchi di sale (come gli alimenti conservati e le patatine, ad esempio). In ogni caso, soprattutto i bambini e i ragazzi vegani devono rispettare le dosi raccomandate di calcio (circa 800-1000 mg al giorno). Non è così difficile, se la dieta comprende regolarmente alimenti che forniscono calcio facilmente assimilabile come alcune verdure (cavoli, broccoli, cime di rapa), la soia, il tofu e altri legumi, il muesli, i semi oleosi, le albicocche e i fichi secchi, la rucola, il basilico, il prezzemolo, la cicoria, il radicchio, ecc. Sono di aiuto, soprattutto nell’alimentazione infantile,  anche i cibi vegetali addizionati con calcio che si trovano facilmente in commercio: succhi di frutta, fiocchi di cereali per la colazione, latte di soia, ecc. È utile, infine, non proporre troppo spesso ai bambini alcuni ortaggi ricchi di ossalati come gli spinaci (sì, quelli di Braccio di Ferro), le barbabietole e le coste. Gli ossalati, infatti, possono interferire con l’assorbimento del calcio.

L’assenza di alimenti di origine animale dalla dieta può produrre una carenza di vitamina B12?

A questa domanda occorre rispondere affermativamente, poiché questa vitamina è contenuta esclusivamente negli alimenti di origine animale (carne, pesce, ma anche latte, formaggi e uova).
Ancora una volta, la dieta latto-ovo-vegetariana non è interessata da questo problema: qualche porzione di latticini e 1-2 uova alla settimana sono più che sufficienti per garantire un apporto adeguato di questa vitamina, la cui carenza provoca disturbi del sistema nervoso e una tipica anemia caratterizzata da globuli rossi più grandi del normale. I vegani (piccoli e adulti) come si devono dunque comportare? Devono consumare regolarmente cibi addizionati con B12 (alcuni tipi di latte di soia, alcuni lieviti alimentari e certi fiocchi per la prima colazione). Inoltre, è bene che si rivolgano al proprio medico che potrà effettuare un dosaggio della vitamina nel sangue e consigliare eventualmente l’assunzione di appositi integratori di vitamina B12.  

(Da un mio articolo pubblicato sulla rivista Vita e Salute)  
 
Ecco il video di una mia conferenza sull'alimentazione vegetariana: