"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
giovedì 21 novembre 2019
martedì 12 novembre 2019
domenica 3 novembre 2019
CRISI E CUCINA
Sull'ultimo numero della rivista Biolcalenda c'è un mio contributo sulla relazione tra crisi e cucina
Lo potete leggere qui.
lunedì 28 ottobre 2019
DIETE IPERPROTEICHE? MEGLIO DI NO
Le diete iperproteiche, basate sul consumo di grandi quantità di proteine (quasi sempre carne) e con una forte riduzione degli alimenti ricchi di carboidrati vanno per la maggiore e, con varie denominazioni (Scarsdale, Atkins, Zona, Dukan, ecc.), sono proposte per la loro capacità di far perdere peso rapidamente e di normalizzare la glicemia. Peccato che questi risultati siano del tutto transitori e, ancora più importante, che le diete a basso contenuto di carboidrati aumentino addirittura il rischio di morte se sono adottate per tempi lunghi. Ce lo ricorda uno studio americano pubblicato da The Lancet Public Health (volume 3, issue 9, pe419-e428, september 01, 2018).
I ricercatori hanno seguito oltre 15.000 adulti tra i 45 e i 65 anni d’età per circa 25 anni. In questo periodo, 6.283 partecipanti sono morti. Chi ha assunto tra il 50 e il 55% delle calorie dai carboidrati (nutrienti presenti soprattutto nei cereali, nei legumi e, in misura minore, nelle verdure e nella frutta) ha registrato un rischio di morte più basso per tutte le cause durante il periodo dello studio, rispetto alle persone che avevano una dieta molto più povera di carboidrati.
Inoltre i ricercatori evidenziano che, tra coloro che avevano sostituito i carboidrati con altri alimenti, si poteva notare un’altra interessante differenza. Chi consumava più proteine o grassi animali (carne, formaggi, uova) ha fatto registrare un maggior rischio di mortalità, mentre il rischio diminuiva in chi ha compensato la quota minore di carboidrati con proteine o grassi vegetali (legumi, semi oleosi).
martedì 15 ottobre 2019
DIABETE, ZUCCHERO, INQUINAMENTO
L’aggiunta di zucchero ai prodotti in commercio è pratica antica e ben conosciuta. Per motivi diversi, un tempo soprattutto per la conservazione (lo zucchero, oltre una certa concentrazione, impedisce lo sviluppo di muffe e batteri), oggi probabilmente anche per “arrotondare” il sapore e renderlo accettabile e suadente, nonostante l’impiego di materie prime spesso di non eccelsa qualità. Di fatto, con l’aumentare costante dell’utilizzo di cibi conservati e lavorati dall’industria alimentare, nell’ultimo secolo il consumo di zucchero è andato aumentando in maniera spropositata. Dai tre chili all’anno di mio nonno Gino, muratore, guerra di Libia nel 1911, suonatore di piatti nella banda del paese, fino ai circa trenta chili che ogni italiano attualmente consuma mediamente in dodici mesi. Un aumento spropositato, che costringe a fare i conti anche con le patologie favorite da questo squilibrio nutrizionale, principalmente (ma non solo) obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori. Che fare, dunque? Prima di tutto, leggere attentamente le etichette e evitare gli alimenti che contengono dolcificanti. Tuttavia, lo zucchero non sembra essere tutto. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health (Volume 2, No. 7, e301–e312, July 2018), esiste una stretta relazione tra diabete di tipo 2 e l’inquinamento ambientale. Gli autori ritengono che l’inquinamento atmosferico sia responsabile ogni anno di oltre 3 milioni di nuovi casi di diabete nel mondo. No allo zucchero, dunque, ma contemporaneamente sì all’aria pulita (e ai comportamenti, anche individuali, che aiutano a raggiungere questo obiettivo).
domenica 6 ottobre 2019
MAIONESE SENZA UOVA PER CICLISTI
E' uscito l'ultimo numero di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di Verona, di cui sono socio. Ci leggete, a pagina 17, la rubrica "Cibo da viaggio", con i miei consigli per confezionare con le vostre mani una gustosa maionese senza uova, perfetta per arricchire i tramezzini riposti nel tascapane di chi pedala, ma buona anche per portare in tavola una insalata russa leggera e invitante. Trovate tutto qui.
lunedì 23 settembre 2019
PATATE: MEGLIO CON I BROCCOLI
Le patate sono un alimento assai gradito, a grandi e piccoli. Spesso però sostituiscono troppo sbrigativamente le verdure e nell’immaginario collettivo sono perfino intese come un ottimo sostituto dei cereali. In realtà, le patate non sono da considerarsi alla stessa stregua delle carote o della lattuga: sono piuttosto dei tuberi amidacei che, almeno per le varietà disponibili sui nostri mercati, non hanno particolari qualità nutrizionali o proprietà terapeutiche. Questo non significa ovviamente che le patate siano alimenti “tossici” o pericolosi. Tuttavia, anche considerando che in seguito al loro consumo la glicemia postprandiale aumenta e rimane elevata per diverse ore (il che innesca alterazioni del metabolismo collegate al diabete e all’obesità), non è certamente salutare inserire troppo spesso le patate nei nostri piatti. Soprattutto da parte dei soggetti con tendenza all’obesità o con alterazioni della glicemia. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono qualche accorgimento che, unitamente al buon senso, potrebbe limitare gli indesiderati effetti collaterali prodotti dal consumo di questo tubero. Ad esempio, consumare una abbondante quantità di broccoli assieme alle patate riduce notevolmente la risposta glicemica e i livelli di insulina postprandiali (European Journal of Nutrition. 2016 Sep 21). Probabilmenteper l’alto contenuto in fibre di questo piatto (tuttavia troviamo solo 1,6% di fibre nelle patate, quasi il doppio nei broccoli). Ricordo infine che da altre ricerche risulta che anche l’aggiunta alle patate di piccole quantità di condimenti acidi (succo di limone, aceto di mele) aiuta a limitare l’innalzamento eccessivo della glicemia.
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