"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
martedì 11 settembre 2012
VEGETARIANI IN BICI
Lizzie Armitstead, medaglia d'argento olimpica nel ciclismo su strada (Londra 2012) vegetariana per scelta etica. Vedi qui altri particolari
giovedì 6 settembre 2012
IL GENIO DI NONNA PINA
Mio padre non perdeva
l’occasione, dopo aver gustato il primo boccone, per raccontarmi che sua madre
metteva sul fuoco il minestrone di fagioli alle 7 del mattino e lo lasciava poi
sobbollire fino all’ora di pranzo, mentre lei (che non amava stare in cucina
più dello stretto necessario) se ne andava a fare la spesa o a chiacchierare
con le amiche. Una abitudine che ho avuto la ventura di osservare
personalmente. L’ho anche vista spesso realizzare una operazione sbrigativa che
le consentiva, senza consumare costose proteine animali, di preparare un pranzo
di due portate avendo impegnato durante la mattina una sola pentola e un solo
fuoco. Si trattava di questo. Qualche minuto prima di pranzo, prima di buttare
la pasta o il riso, con il mestolo forato pescava nella pentola le patate
ancora intere e una buona parte dei fagioli ormai cotti, li accomodava in un
piatto a parte e li condiva con olio, pepe e sale. Preparava così un secondo
piatto sui generis, allestito con poca fatica. Spesso buttava nella pentola del
minestrone un po’ di riso e di tagliatelline preparate con le sue mani con sola
farina e acqua (i “paparelòti”, per distinguerli dalle più pregiate “paparèle”,
ricche di uova e riservate alle feste). Uno strano miscuglio che dava origine
ad una deliziosa minestra (“maritata” come la chiamava lei). L’intelligenza
pratica e sbrigativa di mia nonna (aveva frequentato solo la prima elementare,
non sapeva scrivere, ma leggeva avidamente quel poco di stampato che arrivava
in casa e teneva in ordine i conti del marito muratore) cercava di mettere
assieme con le scarse risorse di quegli anni un pranzo che stesse alla pari con
quello dei “signori”: un buon primo preparato con pasta fatta in casa e un
secondo, che lei portava in tavola avendolo ricavato “per sottrazione” dal
primo. Non sarebbe cambiato nulla (dal punto di vista nutrizionale), ma quel
piatto generato “per sottrazione” mi è sempre sembrato un piccolo colpo di
genio. Femminile.
Minestrone con tagliatelle maritate (per 4 persone)
300 g di fagioli borlotti secchi
1 cipolla grossa
1 carota
2 patate
1 manciata di tagliatelle
1 pugno di riso
1 rametto di rosmarino
1 spicchio d’aglio
3 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
sale
mercoledì 29 agosto 2012
lunedì 27 agosto 2012
DUE ISOLE, QUASI TRE
Quest'estate due isole, quasi tre.
Krk, Croazia
Isola bianca, calcarea, acque cristalline, spiagge sassose, anziani con il viso rugoso che non comprendono la lingua italiana ma che parlano il dialetto triestino ("Qua me piase perché ghe xe i sassi").
Pantelleria, quasi Tunisia
Isola dura, nera di lava, povera di acqua (cisterne per l'acqua piovana in tutti i dammusi, anche in quelli nuovi anche se c'è il dissalatore), ricca di storia e di umanità. Fichi, uva, olive rasoterra (per resistere al vento), capperi ostinati, palme, fichi d'India, terra che soffia vapori e sorgenti calde, mare difficile e turchese. L'Africa all'orizzonte è a portata di mano.
Occitania, l'isola che non c'è
400 km in bicicletta in Francia, nelle terre della lingua d'oc. Lungo il Canal du Midi e tra le colline del Perigord. Alla scoperta dei Catari, dei villaggi medievali, dei castelli e dei santuari appesi alle rocce.
Krk, Croazia
Isola bianca, calcarea, acque cristalline, spiagge sassose, anziani con il viso rugoso che non comprendono la lingua italiana ma che parlano il dialetto triestino ("Qua me piase perché ghe xe i sassi").
Pantelleria, quasi Tunisia
Isola dura, nera di lava, povera di acqua (cisterne per l'acqua piovana in tutti i dammusi, anche in quelli nuovi anche se c'è il dissalatore), ricca di storia e di umanità. Fichi, uva, olive rasoterra (per resistere al vento), capperi ostinati, palme, fichi d'India, terra che soffia vapori e sorgenti calde, mare difficile e turchese. L'Africa all'orizzonte è a portata di mano.
Occitania, l'isola che non c'è
400 km in bicicletta in Francia, nelle terre della lingua d'oc. Lungo il Canal du Midi e tra le colline del Perigord. Alla scoperta dei Catari, dei villaggi medievali, dei castelli e dei santuari appesi alle rocce.
venerdì 17 agosto 2012
SICCITA', PREZZO DEI CEREALI E SOLUZIONI RAGIONEVOLI E RAZIONALI
Ecco una riflessione e una proposta sul problema attuale della siccità e del calo della produzione di cereali e sulle loro conseguenze. Mi sembrano ragionevoli.
domenica 12 agosto 2012
FRUTTI DI BOSCO E MORBO DI PARKINSON
Mangiare cibi che contengono flavonoidi come, ad esempio, frutti di bosco, mele, succo d’arancia, uva nera può ridurre il rischio di insorgenza di Morbo di Parkinson del 40%. E' quanto emerge da uno studio condotto dalla Harvard School of Public Health.
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce il SNC; è caratterizzata dalla presenza di tremori, rigidità muscolare e bradicinesia. Dopo la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa. E’ più frequente nell’età adulta (70-80%) mentre è più rara prima dei 40 anni.
I ricercatori hanno utilizzato 20 anni di dati sulla salute e l’alimentazione di 50.000 uomini dell’ Health Professional Follow-up Study e di più di 80.000 donne del Nurses’ Health Study.
Nei 20 anni di osservazione 805 soggetti hanno sviluppato il Morbo di Parkinson, di questi 438 erano uomini e 367 donne. Tra i partecipanti uomini quelli che assumevano più alimenti ricchi in flavonoidi avevano una riduzione del 40% del rischio di sviluppare M di Parkinson rispetto ai soggetti che ne consumavano meno.
I frutti di bosco possono essere un agente neuroprotettivo, si possono mangiare liberamente perché non sono dannosi per la salute e per di più riducono i rischi legati all’ipertensione arteriosa.
Fonte:
“Habitual intake of dietary flavonoids and risk of Parkinson disease”. Gao X et al; Neurology. 2012 Apr 10;78(15):1138-45. Epub 2012 Apr 4.
venerdì 3 agosto 2012
LE ALGHE: DAL MARE AL PIATTO (IL VOSTRO)
Siete convinti che le alghe siano un alimento superlativo
dal punto di vista nutrizionale. Siete anche certi che vi possano far fare una
bella figura anche dal punto di vista gastronomico.
Eppure, appena fate cenno che intendete usare le alghe nella
realizzazione della tal ricetta assistete ad una generale smorfia di disgusto.
“Io quella roba lì non la mangio. Punto e basta”.
Vi descrivo queste scene con una certa dovizia di
particolari semplicemente perché ci sono passato. Tuttavia, dopo un adeguato
percorso di avvicinamento, adesso nessuno si lamenta più se inserisco qualche
pizzicone di alghe in diversi piatti. Devo solo farlo con una certa prudenza…
Vi propongo, a questo proposito, qualche suggerimento.
- Prendetela alla larga e scegliete, per cominciare, il tipo di alghe con un sapore neutro e il tipico sentore “di mare” praticamente inesistente: le arame. Si presentano come sottili filamenti neri e sono ricche e salutari come le altre maggiormente saporite e, soprattutto, più vistose.
- Potete iniziare a inserirne un pizzico nei minestroni di verdura. Se poi, a cottura ultimata, frullerete il tutto non sarà nemmeno necessario dichiarare l’origine di quei “pezzettini neri” che si aggirano tra carote, fagioli e sedano.
- Dopo aver informato (con cautela) che nei due o tre meravigliosi minestroni tanto apprezzati nelle settimane precedenti erano presenti anche le temute alghe, provate (ancora senza dichiararlo) ad inserirne il solito pizzico (sbriciolatele prima, però) nelle verdure verdi stufate (coste, catalogna, ecc.). Il colore scuro e le piccole dimensioni dei frammenti di alghe consentiranno loro di mimetizzarsi senza problemi.
- A questo punto, dopo aver fatto osservare che il cibo integrato con alghe è eccellente (e che le alghe marine in polvere sono un ingrediente importante del sale aromatizzato alle erbe che tutti utilizzano volentieri), il ghiaccio dovrebbe essere rotto.
- Cimentatevi allora con la ricetta seguente.
Carote con arame (per 4 persone)
![]() |
| Alghe arame |
4 carote piuttosto
grosse
una manciata di alghe
arame
una manciata di
mandorle spellate
un cucchiaio di uvetta
olio extra vergine
d’oliva
sale
Mettete a bagno le alghe e l'uvetta per 20 minuti. Pulite e
tagliate le carote a fiammifero. Mettete le carote in una padella unta con poco
olio e fatele appassire mescolando frequentemente. Scolate le alghe e l'uvetta
e aggiungetele alle carote; affettate a scagliette le mandorle e unitele alle
altre verdure. Aggiungete un po’ dell’acqua di ammollo delle alghe e fate
cuocere ancora per 20-30 minuti. Salate solo se necessario. Eccellente
accompagnamento per il pane integrale oppure per il riso integrale.
(Dalla mia rubrica Vegetariando nella rivista Vita e Salute)
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