I
genitori a volte dimenticano. Oppure, per comodità o per sfinimento, cedono.
Eppure è da molto tempo che nutrizionisti, pediatri e specialisti in disturbi
del comportamento alimentare sottolineano l'importanza di non mangiare davanti
alla televisione accesa. Un consiglio che vale per tutti, ma soprattutto per
bambini e adolescenti. È ormai arcinoto che consumare i pasti davanti al
piccolo schermo è il metodo migliore per ridurre l'interesse per almeno due
fondamentali aspetti della nutrizione: l'attenzione per la quantità e la
qualità del cibo e la masticazione accurata. Con l'immediata conseguenza che
aumentano inconsapevolmente le calorie introdotte, mentre il numero delle
masticazioni cala drammaticamente verso lo zero. Non è difficile immaginare le
ripercussioni sull'organismo. A questo proposito, i ricercatori della School of
Psychology dell'Università di Birmingham (lo studio è stato pubblicato qualche anno fa sulla
rivista Appetite 2009;52:39-43)
hanno aggiunto ancora qualche elemento di riflessione. Si è scoperto infatti
che la TV davanti al piatto influenza anche la memoria di ciò che è stato consumato
durante il pasto. Non si tratta di una banalità o di una questione sulla quale
scherzare (“non mi ricordo niente, nemmeno quello che ho mangiato a pranzo!”).
Siamo invece di fronte ad un ricordo prezioso perché, è stato provato, tende a
regolare l'introduzione di cibo nel pasto successivo. Infatti, le giovani
studentesse che avevano pranzato davanti ad un video di 10 minuti, nella
merenda seguente tendevano a consumare un numero di biscotti maggiore rispetto
alle compagne che avevano assunto il pasto senza distrazioni (oltre a ricordare
meno vivamente le caratteristiche e i sapori del pranzo). Non sfugge a nessuno
che questo meccanismo perverso possa aprire la strada all’aumento eccessivo di
peso e a tutte le patologie che vi sono collegate. Certo, non da solo. Ma non è
un buon motivo per sottovalutare questa abitudine, tanto dannosa quanto diffusa.
"La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole degli speziali" Francesco Redi (1626-97)
sabato 3 marzo 2018
martedì 20 febbraio 2018
VITAMINA D
Sta iniziando la
stagione del sole. Un astro che, negli ultimi tempi, è visto più con paura (i
tumori, l’invecchiamento cutaneo, non è più il sole di una volta…) che con
fiducia. Eppure il sole è la fonte della vita su questo nostro pianeta! E, tra
l’altro, il modo più semplice per fare rifornimento di vitamina D.
Questo studio (Gastroenterology,
2012; 142(3):482-9) dovrebbe stimolarci ad un rapporto più “stretto” con questa potentissima fonte
di energia. Certo, senza esagerazioni e adottando la gradualità resa necessaria
dal fatto che normalmente passiamo la quasi totalità delle nostre giornate al
chiuso. Non è ragionevole, in un amen, esporci per molte ore ai raggi solari
senza aspettarci conseguenze spesso disastrose. Prudenza, dunque, ma anche
fiducia!
Ricercatori del Massachusetts
General Hospital di Boston (Usa) in una ricerca durata più di 20 anni hanno seguito quasi 73mila donne. Ebbene, è risultato chiaro che le
donne che avevano livelli più elevati di vitamina D nel sangue avevano un
rischio di sviluppare morbo di Crohn e colite ulcerosa (gravi infiammazioni
dell’apparato digerente) decisamente più contenuto di coloro che scarseggiavano
di questa vitamina.
Una conferma di
quanto si sa da tempo. Che la vitamina D non è importante solo per il
metabolismo del calcio e per la robustezza delle ossa, ma anche per diverse
altre funzioni e organi. Per regolare il funzionamento del sistema immunitario,
per ridurre il rischio di alcuni tumori (del seno, dell’intestino, del rene,
del pancreas ad esempio), per contrastare lo sviluppo di batteri e di virus.
Vitamina D anche
negli alimenti?
Quasi il 100% della
vitamina D presente nel nostro organismo è prodotta dalla luce del sole che
colpisce la pelle. Al contrario di altri importanti nutrienti, gli alimenti non
sono la fonte più affidabile. Quali alimenti contengono vitamina D? L'olio
di fegato di merluzzo e i pesci più grassi come i salmoni e le aringhe. I pesci
(soprattutto quelli di grossa taglia), tuttavia, sono alimenti facilmente
contaminati da metalli pesanti e, anche per questo, non sono alimenti
raccomandabili. Le uova potrebbero essere una discreta fonte di vitamina D, ma
se fossero prodotte da galline che razzolano all’aperto! Allo stesso modo, il
latte prodotto da mucche che pascolano all’alpeggio contiene vitamina D. Tuttavia,
uova e latticini sono alimenti che oggi vanno consumati con moderazione e, in
molti casi, addirittura esclusi dalla dieta. I funghi sono una
buona fonte di ergosterolo, una sostanza che poi la luce solare trasforma in
vitamina D attiva.
È bene infine ricordare
che il complesso meccanismo di assorbimento, trasformazione e attivazione di
questa vitamina necessita sempre di un buon equilibrio metabolico e soprattutto
di un regolare funzionamento dell’apparato digerente e della flora batterica
intestinale. Una dieta basata sui vegetali e che comprenda frutta e verdure,
cereali integrali, legumi e semi oleosi è il modo più semplice ed efficace per
raggiungere questo obiettivo. mercoledì 14 febbraio 2018
MASTICARE
Mangiare in fretta significa mangiare troppo. E quindi aumentare
facilmente di peso. È questa la conclusione di una ricerca effettuata presso l’Health
Management Center, Toranomon Hospital di Tokio (Public Health Nutrition 2011 Epub Feb 3:1-4). Sono stati indagati i
comportamenti alimentari di un campione di più di 11mila soggetti. È risultato
che chi mangia troppo in fretta ha mediamente un peso corporeo maggiore. Mentre
steatosi epatica (anomalo deposito di grasso nel fegato), iperuricemia, aumento
dei trigliceridi e un basso livello di colesterolo HDL (il colesterolo “buono”)
erano più frequenti in chi mangiava voracemente fino alla sazietà.
Mangiare lentamente (un comportamento che è possibile quasi
esclusivamente se si mastica con cura) migliora notevolmente il processo
digestivo, aiuta a ridurre il rischio di obesità e affina la sensibilità ai
sapori e agli aromi (aspetto non secondario se volete scegliere alimenti di
qualità). Non è poco, per un atto così semplice come la masticazione del cibo.
In effetti, masticare a lungo permette ai recettori del gusto presenti
nella mucosa della bocca di inviare al cervello stimoli appropriati che
inducono un precoce senso di sazietà. Una masticazione approssimativa lascia invece
spazio prevalentemente alla sazietà indotta dal massiccio riempimento dello
stomaco. Un meccanismo, quest’ultimo, anch’esso fisiologico, ma che si attiva
tardivamente, quando la quantità di cibo consumata è ben superiore alle
effettive esigenze dell’organismo. Anche per questi motivi, chi mastica con
cura tende a ridurre spontaneamente la quantità di cibo consumata.
A proposito del pane e di percezione della qualità legata ad una buona
masticazione, provate le ampie e gratificanti sensazioni che si sviluppano in
bocca (e che arrivano al cervello) quando masticate a lungo un boccone di buon
pane fatto con farina integrale macinata a pietra e lievitato con pasta madre.
Non dimenticate mai di masticare a lungo il pane e i cereali: è il modo
migliore non solo per digerirli meglio, ma anche per apprezzarne fino in fondo
le numerose qualità.
giovedì 1 febbraio 2018
IL CIBO CHE CURA 2018, NUOVA EDIZIONE DEL CORSO DI ALIMENTAZIONE E CUCINA PRATICA RISERVATO AI MEDICI
Potete qui prendere visione del programma della nuova edizione 2018 del corso che organizzo assieme a alcuni colleghi. Si tratta di incontri riservati ai medici e il cui titolo ( IL CIBO CHE CURA) spiega chiaramente il contenuto. Interessante (e molto apprezzata dai colleghi partecipanti) l'esperienza pratica in cucina. Trovate informazioni complete e alcune immagini dell'esperienza 2017 qui. Passate parola.
Iscriviti a:
Post (Atom)



